Primo settembre

Mio nonno è nato il primo settembre 1907. Ogni primo settembre si organizzava una discreta festa di famiglia che per me era una grande festa a causa di problemi relativi alle proporzioni: io ero piccola – molto più degli altri, 20 o 30 anni più piccola, distanze incolmabili – e la mia famiglia nel suo complesso era piccola – in totale una quindicina di persone sforzandosi di pescare tra i cugini di secondo grado e fidanzati del momento – vederli tutti riuniti capitava solo il primo settembre. Piccola bambina, grande festa di famiglia.

In quegli anni la casa dei miei nonni era gialla, screziata di pennellate chiare e scure che davano la sensazione di buchi. Era colpa di una carta da parati che non ho mai capito: pareva di stare in una forma di groviera. Al compleanno venivano ordinati vassoi di piccola pasticceria, paste di mandorla con la frutta candita sopra – un bottoncino verde, un bottoncino rosso, un bottoncino giallo – e poi le cartucce credo si chiamino così, o sigari, cioè un dolcetto di pasta morbidissima e pallida avvolta nella carta per tre quarti. Chinotto in bottigline di vetro – una cosa che è sempre piaciuta alla mia famiglia è il chinotto, per grandi e piccini. Sicuramente c’era una parte del buffet dedicata al salato ma non me la ricordo. La casa dei miei nonni è stata la mia per molti anni, ci ho vissuto più di quanto un nipote dovrebbe viverci, tutta la primissima infanzia coccolata 24 ore su 24, 5 giorni su 7, gelato fragola e limone, bamboline in merceria, Poochie in edicola. Di conseguenza il primo settembre ero di diritto una specie di padroncina, aprivo la porta quando suonavano al campanello, accompagnavo chi arrivava a fare gli auguri al festeggiato. Mi incantavo a guardare i miei cugini così più grandi me, neri di abbronzatura. Universitari, qualsiasi cosa volesse dire. Pastarelle e zii spiccavano sulla carta da parati formaggio.

In un libro che ho letto di recente viene descritto con precisione il tic verbale che aveva mio nonno, cioè inserire “è vero” come intercalare tra le frasi. È vero, è vero. Certe volte era un’affermazione, una rassicurazione per chi lo stava ad ascoltare – so quello che sto dicendo – altre prendeva una sfumatura interrogativa, è vero?, una punta di dubbio insinuata dalla vecchiaia, una richiesta di conferma. La prima volta che ci ho fatto caso è stato molti anni dopo, dovevo avere già 14 o 15 anni e un minimo di orecchio per i discorsi e le frasi. Sedevamo su un divanetto di vimini e il primo settembre non si festeggiava più perché lui aveva già superato i 90 e aveva quasi del tutto perso l’udito. Le cose diventavano faticose. Non tollerava chiedere che si alzasse la voce, che si ripetesse più lentamente una frase. Non che gli importasse mostrarsi vulnerabile o malandato, soltanto odiava arrecare disturbo.

Il nucleo caldo e felice della mia infanzia è nella casa color groviera, e per quante cose tremende o bellissime siano successe dopo, è un nucleo inscalfibile. La domanda e l’offerta si soddisfacevano alla perfezione, e non ho mai ricevuto più amore di così, e non ne ho mai chiesto più che così.

Il primo settembre lo penso sempre – ma un anno me ne sono dimenticata e ci sono rimasta male. Succede che lo pensi quando vedo certi oggetti: le lattine da 5 litri di olio, i fazzoletti di stoffa, le camicie con le mezze maniche. Me lo ricorda la corsa sul posto, perché è quello che fece per provarmi di essere perfetta forma e non c’era bisogno che mi preoccupassi della sua morte. Avrò avuto 8 anni. Non lo penso mai morto, perché non l’ho visto e anche perché mi gira tra i pensieri molto più spesso di quanto io stessa ammetta. Una delle mie foto preferite in assoluto è stata scattata a Pasqua ’85, ho 5 o 6 mesi, sono con lui e mia mamma e ridiamo tutti e tre. Dalla foto non si vede perché non ne avevo neanche uno, ma ormai è chiaro che ho gli stessi suoi denti.

2 thoughts on “Primo settembre

  1. Bel ricordo.
    L’intercalare “è vero” o anche “nevvero” lo associo alle persone della generazione di tuo nonno (il Presidente Pertini lo usava spesso).
    Torni a scrivere sul blog o è una toccata e fuga?

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