giovedì 27 luglio 2017

Una specie di riconoscimento.

È da poco andato via un collega che ha portato in ufficio la figlia di undici anni, una ragazzina che ho visto per la prima volta un'ora fa. 
Mi era stato detto quanto fosse timida e in effetti è evidentissimo: non si è staccata un attimo dal padre, mi ha saluta educatamene ma senza guardarmi - non mi sono stupita, perché avrebbe dovuto giacché non ci conosciamo? non è un pupazzino a disposizione degli adulti - saluta, dici ciao, hi guys - insomma, è una persona di undici anni. Il punto è che non ha guardato nemmeno il mio capo e sua moglie che invece conosce benissimo perché frequentano casa sua da quando era neonata. 
Dopo i soliti convenevoli di rito, torno veloce alla mia scrivania e prendo una decisione molto importante: non le rivolgerò più la parola finché divideremo l'ufficio. Non un cenno su quanto è carina, su quanto è alta, sulle stronzate che si dicono ai ragazzini. Sono certa di farle un favore, è in evidente disagio. Mi sono bastati sette secondi per capirlo, l'ho riconosciuta.


Pochi minuti dopo però, la moglie del capo l'ha trascinata alla macchinetta del caffè e ha chiamato anche me e allora sono dovuta andare. La ragazzina viene bombardata di domande sull'estate, sulle vacanze, sugli amici che troverà al mare, sugli spostamenti che farà con la famiglia, quanto tempo rimarrete in Puglia, quanto in Calabria, e se foste stati lì con me l'avreste vista letteralmente indietreggiare davanti a questa quarantenne in preda a diarrea verbale. Ha risposto a tutto l'interrogatorio con precisione, a voce sempre più bassa, e la moglie del mio capo le ha addirittura chiesto di alzare la voce e ripetere, e la ragazzina ha addirittura ripetuto perché sta ricevendo un'ottima educazione evidentemente, e per dare il giusto valore a tutti questi sforzi la moglie del capo ha rifatto al padre della ragazzina - in sua presenza - le stesse domande che le aveva già fatto, ottenendo risposte identiche perché mica è una ragazzina scema, è solo una ragazzina estremamente timida.
Ognuno rimane colpito più o meno sempre dalle stesse mazzate perché sono quelle ti hanno già fatto male in passato: funzioniamo così. Adesso ho i crampi allo stomaco perché quella ragazzina ha il diritto di essere timida quanto le pare e decidere, di volta in volta, quanto grande debba essere la porzione di spazio di cui ha bisogno per vivere con serenità ogni momento della sua vita e non essere costretta a indietreggiare. Ma so - perché l'ho riconosciuta - che il pianeta le sembrerà popolato soltanto da persone come la moglie del mio capo, alle quali sono chiarissime tutte le faccende dell'esistenza, tranne quelle che hanno davanti. 
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1 commento:

  1. Forse il giusto sta nel mezzo (questa l'ho già sentita :-)).
    Assillarla e aumentare il suo disagio è stupido, ma un approccio delicato, non pietistico,
    un tentativo di empatizzare, a mio avviso è praticabile.

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