mercoledì 11 gennaio 2017

Se avessi un'altra vita, rifarei tutto quello che ho già fatto.


Mi pare di sentirlo il "che noia" spandersi veloce nell'aria fino ad arrivare ai valichi alpini. Invece no, perché se fai i conti con una specifica conformazione mentale/sentimentale che rende faticoso l'affrontare qualsiasi attività, penseresti anche tu di aver bisogno di due o tre repliche, per capire davvero cosa succede e agire coerentemente, invece di agitare a caso gli arti. 
Nella seconda vita farei tutto meglio fino a sembrare più intelligente, perché un conto è esserlo - lo sono, sì, ok? Grazie ciao - ma far capire di esserlo è un'altra storia, no? ha a che fare con la comunicazione, con il messaggio che riesci a mettere insieme e a come lo metti insieme, all'aspetto che ha. Se hai bisogno di tempo per raccogliere le informazioni, fare la scrematura delle tue sovrastrutture, eliminare gli impicci vari che ti rendono sempre sottilmente aggressiva o drammaticamente chiusa, se hai bisogno di tutto questo tempo per svolgere questa lista di azioni preliminari alla comunicazione, come cavolo fai? 
Una replica, due, tre, settecentoventi, sarebbe perfetto. 
Come quando rileggo un racconto per capire se c'è qualcosa che non va e se si può aggiustare. Vorrei essere una di quelle che lo capisce subito, ma no devo rileggerlo, ed è giusto farlo, mi è consentito. Oppure come adesso che ho rivisto Breaking Bad ed era tutto diversissimo. Chi lo sa cosa guardavo la prima volta, che non mi ha fatto vedere quello che ho visto la seconda. Ma ho potuto rivederlo ed è stato bello e utile. 
Rivedrei tutto, rileggerei tutto, parlerei ancora di nuovo con tutti quelli con cui ho parlato perché non ho idea di cosa abbiano detto, di cosa mi sia persa con tutto quel disturbo in sottofondo, e quante chance di dire la mia.
Ieri sull'agenda ho scritto una cosa che forse ha a che fare con tutto questo, con l'impossibilità di rifare e la necessità allora di arrangiarsi in qualche altro modo, e mi sono sentita proprio bene. 
Non mi sto lagnando, ecco, ma non so se si capisce.

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4 commenti:

  1. Io a te voglio un bene che non so dire. Davvero.

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  2. Vero. Me ne resi conto la prima volta riascoltando delle vecchie registrazioni di una lezione universitaria e accorgendomi che -non solo la prof, ma tutti- s'era detto tanto di più di quanto non fossi riuscita a captare in tutto quel rumore. Ma tanto, più del doppio, triplo, di quello che pensavo di aver capito. Pensa a quanto ci perdiamo, di noi e degli altri.

    "Arrangiarsi in qualche altro modo" dovrei stamparlo e guardarlo ogni giorno, mi sa. Leggerti mi fa bene (e rileggerti ancora di più a questo punto).

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