giovedì 30 giugno 2016

Tag.


Avevamo una lunghissima Lancia beige che mio padre teneva in garage quando ancora abitavamo nella torbida provincia napoletana. Sulla strada di casa doveva sterzare e percorrere una discesa scura per infilarsi sottoterra e, nello spazio di questa manovra, le chiavi appese nell'accensione facevano sempre lo stesso rumore, sempre la stessa sospensione dei tintinnii immediatamente precedenti, poi due secondi di silenzio e un'oscillazione più lenta ma costante, che si interrompeva solo quando papà parcheggiava e spegneva il motore.
In ogni viaggio di ritorno mi addormentavo sul sedile posteriore e quel cambiamento di ritmo mi svegliava puntuale per fornirmi le coordinate del momento: la strada è finita, siamo arrivati a casa, tutto procede come previsto, all quiet on the western front.
Anche adesso mi pare che suoni e rumori - persino alcune composizioni più articolate - agiscano alla stessa maniera delle chiavi della Lancia: il punto non è se mi emozionino, mi spaventino o mi ricordino qualcosa, quanto che mettano in ordine il paesaggio e gli attribuiscano un significato, come fanno i tag. 
Quando premi il pulsante della macchina del caffè io mi sveglio e inizia il giorno, quando parte Doomed to live alla fine di ogni puntata di Gomorra, qualcosa sta per succedere, forse qualcuno morirà: ma non è la cosa che più mi importa, come non è importante il fatto che apra gli occhi. Ciò che conta è la ripetizione, l'intimità dei punti cardinali.
Share This:    Facebook  Twitter  Google+

1 commento:

  1. Succede anche a me. La direzione/la posizione/il momento dati da dei suoni o rumori ben precisi.
    A volte vorrei scardinarmi e cancellarmi certe abitudini. Ho paura che mi leghino troppo e non mi permettano di avere coraggio.

    RispondiElimina