lunedì 6 luglio 2015

La raccolta differenziata.

Sto leggendo racconti, solo racconti da mesi, perché ho i minuti contati. Alle 13 stacco, alle 13:30 ho finito di mangiare, 5 minuti di telefonata con l'Architetto o Madre, lettura. La sera troppo stanca. Non ho ancora capito se mi piace o no che la vita mi si offra in questa maniera - Prendimi così, non posso fare di meglio - ma forse non è qualcosa che mi debba piacere, è solo così, è la vita da adulta, baby, e ti attacchi al cazzo ti abitui.
Al di là di queste contingenze, le storie brevi stanno esercitando un potere calmante sul mio spirito ferito e sudato. L'idea che tutto quello che rimane fuori da un racconto non sia necessario è liberatoria, diosanto. Tra le potenzialmente infinite cose da dire se ne scelgono pochissime e si scarta il resto.

 
Viviamo così, vi va? Guardiamo alle cose come se non fossero necessarie. Sembra una cosa zen, in realtà vorrei che fosse piuttosto un esercizio di selezione, tipo la raccolta differenziata.
La selezione è una buona abitudine davvero.

Facendo torto marcio all'idea di raccolta di racconti, alla sua volontà di essere omogenea, di proporsi come materia uniforme, penso spesso di stracciare le pagine che leggo e riunirle sotto una forma che piaccia soltanto a me. Crearmi una raccolta da piccola psicopatica in erba, da leggere e rileggere e rileggere, perché la letteratura è questo: godere di una perfezione che probabilmente vediamo soltanto noi in un'accozzaglia di parole che per qualcun altro non vuol dire niente. Come rivedere sempre lo stesso film centoventi volte perché fa male sempre negli stessi punti, quelli giusti.
Ma sono davvero pessima per quanto riguarda la memoria, adesso vi riporterei solo titoli che ho letto di recente, invece vorrei  creare la Raccolta Perfetta che comprendesse roba che ho letto anche anni fa. Figuriamoci, fa troppo caldo e poi non credo sarei capace.

Comunque sto leggendo Bengodi di Saunders e mi ha colpito una parte della premessa in cui si dice che un libro deve solo fare qualcosa, non tutto. Un'affermazione che, a ben vedere, è un principio di selezione, quindi ribadisco: viviamo così, come si costruiscono i racconti. Potrebbe sembrare il contrario, secondo me invece è troppo una figata.

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7 commenti:

  1. È un modo di vedere la vita, il mondo, a cui non avevo mai pensato.
    Grazie.
    Ps: io ho letto solo i racconti di Ammaniti, Il momento è delicato, l'ho adorato ma ho sempre paura a buttarmi su qualche altro autore.

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    1. Compra Bengodi di Saunders, compralocompralo, fidati.

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  2. Di racconti ne ho divorati tanti e sì, ci sono mesi da racconti, ma anche periodi da poesie ermetiche, se la selezione è il tuo obiettivo.
    Eppure...eppure, da persona che tenta di fare della selezione un modus vivendi et scribendi ti dico: la sintesi è tutto, fuorché sintetica. Perciò, sei davvero pronta ad un mondo in cui, per giocar di metafora, si getta un sacco in un secondo, ma per la raccolta differenziata ci si mette na mezz'ora? ;)

    Non farti fagocitare dalla vita, by the way, che la presunta adultità si attacchi al ca***, ehm, si abitui.

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  3. Non amo i racconti. Ne leggo di rado e spesso scarto un libro a priori solo perché di racconti. Io sono quella delle lunghe vite e storie e relazioni e no, un racconto, mi lascia sola.
    Però selziono nella vita. Non so farlo nella lettura.

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    1. E' stato un amore degli ultimi tempi: ero quella delle mille pagine e oltre ma adesso non posso fare a meno della loro piccola struttura perfetta.

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  4. Ciao, I racconti si son sempre saputi di "chi vuole ma non può" ... non chiedermi che cosa ma è così... sto invece ancora aspettando che qualcuno pubblichi un libro fatto di finali di libri mai cominciati, o inizi di libri mai finiti

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