domenica 26 luglio 2015

Directed by.

Ho comprato un vassoietto con otto sfogliatelle - quattro ricce e quattro frolle - e sono andata da Stanley Kubrick. Ho detto Stanley ciao, c'è bisogno di te, ti andrebbe di dirigere la mia vita? Voui farmi i primi piani e gli zoom out come a Jack Nicholson? Vuoi riprendermi sul triciclo nei corridoi della facoltà? Vengo bene di spalle, e mentre gli spiegavo che c'erano parecchi episodi di delirio alla Soldatopalladilardo gli spingevo il vassoietto sotto il naso, sempre di più, sempre di più, e lui guardava queste sfogliatelle che gli si avvicinavano - e per guardarle faceva gli occhi storti - finché ne ha afferrata una e io sono scoppiata in un EVVAI ma lui ha detto Calm down baby, no.
Prima di lui avevo dato appuntamento a Wes Anderson e Orson Welles - per ovvie ragioni di consonanza - e mi avevano entrambi detto no ma ci ero rimasta meno male, come se me lo aspettassi. Avevo deciso di non dirlo a Stanley, in modo che non pensasse di essere un ripiego, ma sulla porta, pronta a sbatterla, gli ho urlato Non credevo fossi stupido come Wes e Orson, e l'ho sbattuta la porta, sì che l'ho sbattuta e sono corsa in strada a piangere su una panchina di fronte allo Chateau Marmont, con le sfogliatelle sulle ginocchia. C'è sempre la fila per piangere su questa panchina perché i piangenti sperano di essere notati da qualche artista o poeta per la qualità sublime delle lacrime o del muco tra naso e labbro . Non ho notizia di qualcuno che sia diventato protagonista di una litografia o di un dipinto materico per aver pianto con entusiasmo sulla panchina di fronte allo Chateau Marmont, però ho dovuto dire no a uno scultore che passava di là e che forse mi avrà notato perché non strafacevo.



Sei proprio un ciccione ingordo, Stan.
Mi sono decisa a rivolgermi a un professionista perché niente viene più bene con la fotocamera 8mpx del mio cellulare, soprattutto di notte le riprese sono tutte sgranate e sia di notte che di giorno non riesco a tenere ferma la mano.
Quando Ernesto mi lasciò di notte, davanti al bar, con il barista che abbassava la saracinesca, cercai di posizionare bene il telefono sul muretto di fronte. Ma forse c'era vento, o qualcuno urtò con la mano, o l'avevo sistemato male io dal primo momento: di Ernesto si vede sola un t-shirt spiegazzata con la scritta in rilievo andata via durante lavaggi selvaggi, una delle mia mani che gesticola, la saracinesca che pende verso ponente, un mozzicone di sigaretta accartocciato davanti all'obiettivo sul muretto di pietra.
Alza i piedi, fa mamma con il tubo dell'aspirapolvere in mano e io obbedisco, perché le voglio bene. Però mi stizzisce che non rispetti il mio lavoro di ricerca - il Morandini a destra, il Mereghetti a sinistra, Imdb aperto in 12 tab sul pc che ho sulle ginocchia.
Mamma, ho bisogno di un regista, grido al di sopra dell'aspirapolvere, non ce la faccio più a fare tutto da sola, sono stanca che tutto sia lasciato al caso e la maglietta di Ernesto senza faccia, e la saracinesca che frana a ponente. Credo che la potenza aspiratrice si sia mangiata il finale emozionale, giacché lei mi risponde sorridendo Hai chiesto a Woody Allen? come fosse la grande risposta che aspettavo. Ma sono contenta che non abbia sentito il resto, mi infilo il cappotto e vado da Woody.
Sotto al Maschio Angioino è pieno di turisti, nonostante il cantiere della metropolitana rovini l'atmosfera e renda impossibile ogni inquadratura. Io e Woody passeggiamo avanti e indietro ma non riesco assolutamente a catturare la sua attenzione, nemmeno con le sette sfogliatelle avanzate da Stanley. Indica il Maschio e dice Great, indica il mare e dice Great, indica il cielo azzurro e dice Great e dopo un po' mi stufo, urlo Checcazzo Woody non sono mica una guida turistica. Vuoi dirigere la mia vita? Una cosa alla Annie Hall, sia chiaro, non voglio nemmeno nominare gli scempi successivi. Lui allora telefona alla moglie yokoono e dopo solo 20 secondi mi fa segno di no con l'indice, allontanandosi verso un city sightseeing e senza manco salutarmi.
Gli tiro dietro il vassoio con le sette sfogliatelle e urlo Hai diretto quella cagata di To Rome with love ma la mia vita non soddisfa i tuoi standard, rimbambito? ma non mi sente, è già lontano, il vassoio si schianta a terra in un esplosione di ricotta. 
Io mi siedo su un muretto a piangere mentre i piccioni assaltano le sfogliatelle.
Share This:    Facebook  Twitter  Google+

9 commenti:

  1. Per pianti disperati su panchine chiedi a Tsai Ming-Liang (il finale di Vive L'amour è un piano sequenza
    di circa 10 minuti, con la protagonista che piange a dirotto per tutto il tempo, su una panchina di un parco).
    Volevo metterti il link,ma su TuTubi non lo trovo).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho trovato il film completo (ma non ti chiedo di vederlo :-))

      https://www.youtube.com/watch?v=6pCy8a4msbA

      Elimina
  2. Dissolvenza, titoli di coda. Il mio, di plauso, ce l'hai tutto, che la tragicommedia mi è sempre piaciuta. E scherzi, la tua è mille volte meglio di quello schifo di To Rome with love.

    RispondiElimina
  3. Quello che a me fa malissimo è lo spreco di quelle sfogliatelle.

    RispondiElimina