lunedì 22 giugno 2015

Il meno possibile.

Ho passato la pausa pranzo a pensare, perché non avevo con me un libro. Ho pensato ad alcune cose che dicono di me. 


Mi fa strano che alcuni si lascino sfuggire certe frasi che contengono giudizi forse molto netti, forse no, però insomma, intanto la frase è uscita fuori. E' anche strano che alcuni si scomodino in generale a dire qualcosa di me, perché ho molto lavorato nel corso degli anni per dare il meno fastidio possibile e farmi vedere il meno possibile e tutto il meno possibile.
Mi hanno detto: "Se lavorassi con Tale Persona, te ne andresti dopo un solo giorno".
Ecco, in che senso?
Nel senso che non resisterei perché sono debole, o nel senso che non sopporterei il comportamento autoritario di Tale Persona - nota per il comportamento autoritario? Nel senso che io e Tale Persona genereremmo uno scontro titanico di personalità simili o di personalità agli antipodi?
Sono rimasta lì senza chiedere in che senso? ma è quello che avrei sinceramente chiesto. Ma appunto, il-meno-possibile.
Poi mi hanno detto che sono asociale e devo parlare più con le persone e che non gioisco della felicità delle persone. C'è tutta questa sfera della socialità che a quanto pare non capisco, questo le-persone, questa indistinta poltiglia verso cui mi riesce difficile empatizzare, sorridere, fare finta.
In che senso dovrei essere felice della massa che non mi interessa? A me interessano i singoli, e solo certi singoli, e saranno pure pochi ma pochi in che senso? Sono quelli che interessano a me, quindi non sono pochi, sono giusti. Ma, come prima, il-meno-possibile, quindi muta.

Al liceo, quindici anni fa, mezzo corpo studenti parlò di me per qualche giorno.
Fu una delle cose più strane mai successe perché da adolescente padroneggiavo con maestria la storia de il-meno-possibile, era in quegli anni che avevo davvero affinato la tecnica, non come ora che certe volte mi scivola di mano. Ero nel bagno a fare pipì e mi arrivavano le voci di tre o quattro ragazze vicino ai lavandini. Raccontavano la storia di una che si era fidanzata con uno e c'erano dei risvolti torbidi da telenovela. Mi trattenni nel bagno ad ascoltare perché non avevo fretta di tornare in classe e solo dopo un'infinità di minuti capii che stavano parlando di me. Uscii, mi lavai le mani, e ci guardammo persino. Ma non le conoscevo e loro non conoscevano me, il che significava che, almeno in parte, il-meno-possibile aveva funzionato. Tornai in classe.
Ancora non capisco come sia potuto accadere.

Tutta questa storia vale anche quelle volte in cui scappa un apprezzamento, quando non sono solo quella dei deficit. Sono più rare ma è proprio allora penso che la strategia de il-meno-possibile debba essere affinata di più.

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8 commenti:

  1. Ma io adesso voglio sapere quali erano i risvolti turbolenti nella tua vicenda amorosa, eh.
    Comunque io non capisco che cosa vogliono le persone da noi. Cioè, se loro si sentono cosi sociali e simpatici perché non fanno loro festa agli altri al posto nostro. O forse non hanno capito che a un certo punto questa loro "solarità" diventa invasione?

    Ps: un libro. Ti serve un libro.

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    1. Ovviamente non c'erano risvolti torbidi, solo chiacchiere.

      (Il libro ce l'ho, sto leggendo "Annientamento" di Vandermeer, solo che me lo sono dimenticato a casa, mannaggia.)

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  2. Ti capisco, purtroppo chi non ha un carattere solare (AKA finto, la maggioranza delle volte) viene spesso buttato giù in qualche modo. Io invece di sparire tra la folla ho sempre scelto di affrontare momenti del genere con tanta autoironia, fregandomene e perché no scaricando la mia rabbia sui diretti interessati XD
    Tanto alla fine il problema se lo stanno facendo loro, copiano per di più dei "meccanismi di sopravvivenza" visti appunto in qualche telenovela o serie trash. Il che urta con la mia filosofia del vivere tutta peace&pacifismo ;)

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    1. Peace&pacifismo è bellissimo, a volte ci provo ma quanto mi sembra lontano certe altre.

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  3. Questa strategia de "il meno possibile" non funziona mai bene perché la gente non lo accetta. Gli altri non accettano la riservatezza. Proprio non la capiscono e concepiscono. Ed è un mondo terrificante.

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  4. La strategia de "il meno possibile" è compatibile con l'avere un blog?

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    1. Probabilmente no.
      Ma io credo ancora di vivere la vita sull'internèt nell'anonimato, figurati. Gli unicorni, allora.

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