martedì 28 aprile 2015

Altered states.



 Penso che non riusciamo ad andare veramente mai avanti perché attribuiamo nuclei di significato a oggetti di per sé insignificanti, così non ci rendiamo mai liberi, non facciamo quello che desideriamo, non parliamo di quello che vorremmo, non andiamo nei posti che ci vengono in mente, preferiamo piuttosto la strada lunga.
Ci sono storie personali, solo mie, sul processo geologico di formazione delle montagne, sulla parmigiana di zucchine, sul guidare l'auto con le infradito, sul non dormire la notte, sul dormire la notte, sul fare sesso per dormire la notte. Ho attribuito un significato personale al 2006, al 2000, al 2001, al pulmino della scuola, all'ubriacarsi, al pranzo di Natale, al bucare una gomma, alla punteggiatura sul cellulare, alle panchine del lungomare, alle sedie sfondate, a un gioco su pc che si chiamava Zuma.
Non può succedermi niente che non mi sia già successo, non posso possedere un oggetto che non sia già stato posseduto da altri o da me stessa prima, non posso sedermi su una sedia che possa dirsi nuova. 
Non sarei mai diventata una scienziata perché, pur modificando l'ambiente in cui svolgo l'esperimento, non so attribuire significati nuovi agli elementi di sempre.
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2 commenti:

  1. Abbiamo sempre troppe parole per tutto. E a tutto diamo un'etichetta così da non renderci conto che altre prospettive sono possibili.

    Comunque io tivvibì. Su questa cosa un'etichetta la metto.

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  2. Cerchiamo sempre di dare un significato alle cose, alle parole, ai gesti solo perché l'idea che qualcosa sia successa senza un motivo, un perché, una causa celata ci fa paura.
    Così ci perdiamo in miliardi di congetture che alla fine non sono vere e ci distolgono persino dalla realtà.
    Per non parlare di quanto stanchino. Cazzo se fanno stancare.

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