domenica 18 gennaio 2015

Alcune cose.

Miei cari amici, ho un cerotto enorme sulla fronte e dovrò tenercelo per una settimana: pare che allo scoccare dei trentanni il mio corpo abbia scoperto le sue carte confessando che no, non ce la può fare, era tutto un bluff, non c'era nemmeno una sfigatissima doppia coppia, prenditi i soldi, la borsa, le fiches, la vita - sì, so giocare a poker anche se sono donna e non guardo italia uno.
Ma non voglio parlare della mia salute. Io voglio parlare di alcune cose che non hanno collegamento tra loro ma, non per questo, meritano di essere ignorate e represse. Noi qui siamo per la libertà di espressione, per il correre nei prati, per il camminare nudi per casa, bere a canna dalle bottiglie.


I compleanni.
Il 9 è stato il compleanno di questo mio sgangherato blog - e lo sticazzi rieccheggia forte nell'aere.
Ho notato che circa il 60% dei blog che leggo fanno il compleanno a gennaio e i motivi sono abbastanza ovvi. Probabilmente sono gli stessi che avevano portato i protagonisti di quel libro di Nick Hornby sul tetto di quel palazzo per buttarsi di sotto. Io che scrivo, voi che scrivete, noi sfigatissimi autori di blogghe, abbiamo cioè evitato di schiantarci al suolo nella notte di un Capodanno qualsiasi, mentre gli altri festeggiavano e noi desideravamo soltanto tornare a casa e vedere l'ultima puntata di una qualche serie tv. Ci è andata bene, alzo i calici alla nostra.



I soldi ben spesi.
Tanti anni fa, diciamo almeno sedici, Madre comprò una specie di spremiagrumi alla tivvù. Fu una decisione sofferta e lungamente discussa da tutta la famiglia.
Ma cosa stiamo facendo? E se è un pacco? E se ci rubano i soldi? E se utilizzano i nostri dati per addebitarci i costi delle rate dell'automobile di un trafficante di armi latitante? Non siamo forse soddisfatti dello spremiagrumi già in nostro possesso?
Ma quello spremiagrumi poteva far uscire il succo dalle mele, santiddio, quindi lo comprammo per poi scoprire che il succo di mela è una cosa francamente ributtante.
Questo per dire che alla me quattordicenne non sarebbe mai balzato in mente di comprare abitualmente cose sull'internet, eppure eccomi qui che compro i vestiti negli shop online di negozi che sono anche nella mia città. Eccola Sorella, che ha fatto tutti i regali di Natale su Amazon. Ecco Madre che si fa arrivare i pacchi da QVC più frequentemente di quanto si fa portare le confezioni da 6 di acqua dal ragazzo del supermercato sotto casa.
Credo sia giusto così, raga. Io non le voglio più vede' le ragazzine da Zara che si provano i fedora e poi ci vanno a scuola. Voglio vivere in un mondo migliore.
L'acquisto più recente è stato una giacca a fiori con cui vincerò la Primavera.

Quella cosa lì della cultura.
E' uscito l'ultimo numero di inutile, io non so come riuscite a stare fermimmobili sulle vostre sedie.
Sono contenta di far parte di una cosa come inutile  perché sarei solo un'ipocrita dal culo pesante se mi lamentassi delle ragazzine con i Fedora o della scarsa conoscenza della lingua italiana senza muovere nemmeno un ditino. Ora, le alternative sono due: sparare sulle ragazzine con i fedora o diffondere una qualche idea di qualità o di cultura o di bellezza che si sente propria.



Cioè io faccio inutile, ma va bene anche trascinare una ragazzina col fedora in libreria per comprarle un libro bello. Vale tutto.
[Con l'abbonamento a inutile leggete, tra le altre cose, l'ultimo numero in cui c'è pure un racconto scritto da me in ovvia e aperta contraddizione con tutta la pippa della qualità ecc.]

Pinterest.
A me pinterest non aveva preso granché.
Ma anche la donna più integerrima cede davanti a un universo fatto di case perfette, capelli perfetti, vestiti perfetti, donne perfette, pattern e grafiche perfette, mani perfette, gioielli perfetti.
Non c'è spazio per brutture su Pinterest.
Pinterest è un luogo buono e giusto, in cui non sempre tutto funziona alla perfezione ma, hey, la fregatura deve pur esserci. Tipo la fregatura che le cose perfette su Pinterest, nella realtà o costano troppo o le tue gambe non sono lunghe abbastanza.
Vi interessa il mio pinterest?
Tanto lo sapete che non sono un punto di riferimento in nulla, figuriamoci in robe modaiole. Di me riflette solo pochi e chiari concetti di portata universale e alto contenuto morale: FRANGETTA, ORIGAMI, CASE NORVEGESI.



Sono diventata una fan di Zerocalcare.
Non mi vergogno nel dire che, escludendo i primissimi anni della mia vita, non sono mai stata un'appassionata di fumetti. Topolino non vale, lo leggevano tutti e anche io lo leggevo, ma poi ho smesso molto presto e non l'ho sostituito con nient'altro per nessun particolare motivo. A trentanni - tipo 15 giorni fa - mi ha preso l'ossessione per Zerocalcare, ma so per certo che state assai più avanti di me, e non vi insegno nulla.
Però, tipo, è bello scoprire che puoi essere anche quella che non sapevi di essere, che puoi amare anche quello che non credevi di amare. Sai che noia, altrimenti.



Ci si vede in giro.

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4 commenti:

  1. non voglio essere un'ipocrita col culo pesante, ma tra scrivere, portare le ragazzine con la fedora in libreria o abbatterle sceglierei l'ultima perché mi sembra la soluzione più comoda.
    Tanta comprensione per la sòla del succo di mela.

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  2. Con i trent'anni, però, ti sono successe anche un sacco di cose belle.
    Zerocalcare, per me, è un po' come un fratello maggiore. Più intelligente e sarcastico.

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  3. Io dico solo che son le cose belle che non ho ancora scoperto a farmi desiderare di andare avanti... Ps: il succo delle mele fa schifo pure a me.

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