giovedì 7 agosto 2014

Quella volta che non ho scritto per Rolling Stone.

L'epifania di questo pomeriggio è che non sarò mai corrispondente non-professionista di Rolling Stone al seguito di un candidato repubblicano durante la campagna elettorale del 2000 o di qualsiasi altro anno del Signore.
Peccato. 



Mi sembra un grandissimo spreco, non tanto perché avrei qualcosa da dire al riguardo - non lo avrei -, non tanto perché priverei il pubblico delle mie sagaci considerazioni sulla stramba umanità che esegue strambi lavori intorno a uno strambo individuo - non esiste il pubblico suddetto - ma quanto perché sarebbe figo per me e basta. Peccato per me, esatto.
E non ci sto, signori. Quindi la decisione di questo pomeriggio è che mi scelgo come inviata. Ho passato alcuni giorni al seguito della Mia Famiglia e ve li racconto.



In certi giorni in particolare potreste avere la sensazione che il nucleo tematico intorno a cui ruotano gli sforzi intellettivi della Madre, della Grande e della Piccola sia il possedere o meno una macchina tritaghiaccio. Non vi sbagliereste, soprattutto considerando che l'argomento è stato affrontato a intervalli più o meno semestrali nel corso di quasi dieci anni, cioè negli anni immediatamente successivi alla rottura di una leggendaria macchinetta manuale tritaghiaccio che, secondo La Madre, faceva il suo porco dovere alla perfezione, nonostante il ridicolo prezzo pagato - 10 euro - e nonostante il suo essere manuale, che richiedeva dunque uno sforzo non indifferente. "Il ghiaccio è duro, dannazione" dicono riunite attorno al tavolo.
Le vedete oggi mangiare granite alla frutta preparate attingendo a scorte infinite di cubetti di anguria/melone/pesca precedentemente tagliati e congelati, e vi verrebbe da chiedere loro perché ci abbiano messo 10 anni a comprare qualcosa - a corrente stavolta, yeah! - che è come la pentola alla fine dell'arcobaleno, per quanto le rende felici. Loro riderebbero perché per un attimo le avete fatte sentire stupide - ma solo per un attimo - e perché hanno apprezzato  l'evocazione di un'immagine un po' in disuso come la pentola alla fine dell'arcobaleno.
Nel caso non capitaste dalle loro parti durante uno dei momenti decisionali sul Ghiaccio, potreste avere la sensazione che i punti di riferimento nelle vite di queste tre donne siano: la piena efficienza di uTorrent, le difficoltà di deglutizione della Piccola quando si ritrova in mano qualsiasi tipo di pasticca, il concetto di Erasmus applicato alla vita di tutti i giorni, e avreste comunque ragione.


§

"Insomma" dice la Madre, "siamo tutte donne, ma non è un problema se odi gli uomini e sai come intervenire in totale sicurezza su una presa elettrica". La Grande e la Piccola giurano che la Madre è sempre stata capace di maneggiare i fili elettrici anche quando c'erano uomini nei paraggi, poiché questi uomini non facevano niente che spettasse a un uomo per consuetudine, ma nemmeno niente che spettasse a una donna o a un estraneo o a un fattorino o a un devoto coniuge. "Ma senza luce non puoi stare, quindi è meglio che muovi il culo e inizi a strappare nastro isolante."
Vivono nella Vecchia Casa all'ultimo piano che ha la carta da parati anni '60 che cade via negli angoli come in Barton Fink, vecchi mobili tarlati, vecchi termosifoni in ghisa, vecchie porte in legno sgangherate. 



Una casa su cui hanno lasciato l'impronta le persone anziane che ci hanno vissuto una vita. Su questa base anziana le tre donne hanno innestato librerie/appendicollane/contenitori da bagno Ikea in un risultato francamente inguardabile agli occhi e al cuore. Non sembrano curarsene troppo in favore di un atteggiamento nei confronti dell'esistenza che definirei rilassato ai limiti della narcolessia. "Possiamo fare tutto" dice la Piccola, "come uscire la sera e tornare quando ci pare, mangiare gelato per cena, girare per casa senza il pezzo di sotto del pigiama, prendere il sole in terrazza in topless se i vicini non sono in casa. L'importante è avere rispetto per le altre e avvisare quando/come/se si tornerà tardi. E' piuttosto figo vivere così."

§

Una breve cronologia.
1946: Nasce La Madre. La levatrice tarda ad arrivare così la piccola rimane attaccata al cordone ombelicale, e da lì a tutto il resto, per svariate ore durante le quali si addormenta rannicchiata su un lato. Per questo un pezzetto di cartilagine dell'orecchio destro si piega irrimediabilmente.
1984: Nasce La Grande. In una fredda notte d'inverno.
1986: Nasce la Piccola. In un freddo pomeriggio d'inverno.
1998: Primo Esodo. Le Tre abbandonano il tetto familiare per un'intera estate, ospiti della Vecchia Casa. La carta da parati stava ancora su.
2008: Secondo e Definitivo Esodo. Le Tre abbandonano il tetto familiare in una scena d'azione degna del miglior Bruce Willis ma apparentemente ed emotivamente più simile alla corsa in auto verso il burrone di Thelma e Louise.
A guardarle si guarda il contrapporsi continuo di due forze. Una tende a unire Le Tre o meglio, ad attaccarle come la malta e la cazzuola fanno con i mattoni. Lo scopo - se la cazzuola avesse uno scopo - è creare un organismo vivente unico che respiri/pensi/rida/pianga all'unisono, sollecitato dagli stessi stimoli/languori/malinconie. L'altra forza le spinge tutte e tre all'esterno e condiziona la forza numero 1. Queste tre si attaccano fortissimo l'una all'altra in modo da potersene andare in giro per il mondo da sole, sapendo che, ci sono due mattoni sempre lì di fianco - nel caso volessimo continuare con la metafora edilizia - ma avete capito anche fuor di metafora, ne sono certa.

§

Alcune delle attività in cui vi ritrovereste coinvolti al seguito delle Tre.
Maratone televisive
Maratone per negozi
Maratone per centri commerciali
Lunghe sessioni di cucina che potrei definire maratone
Ore e ore di silenzio bibliotecario (maratone di silenzio bibliotecario)
Catalogazione materiale di repertorio
Sedute psicanalitiche a gambe incrociate sul letto, per lo più a notte fonda
Appallottolamento di arancini di riso.
La Madre e La Grande ti rispondono sempre che non cambierebbero niente. Il che è strano, considerando, quante cose sono andate storte rispetto al corso che si spera prendano le cose. La Piccola ci pensa su e ti risponde solo se le altre due non sono nelle vicinanze(*).
E ti risponde che qualcosa la cambierebbe, figuriamoci. "A volte vorrei semplicemente un letto che non sia a castello. Andiamo per i trent'anni, cazzo."

§

Quando esci dalla Vecchia Casa un po' inizi a respirare e un po' ne senti la mancanza. E' come far parte di un gruppetto molto figo, ma non figo nel senso che a scuola lo conoscono tutti. Figo nel senso che lo conoscono quelli fighi. Figo come Bette Davis, non come Grace Kelly. Figo come Community. Un gruppo in cui puoi dire "Figo come Community" e gli altri sanno esattamente di cosa stai parlando e ti rispondono coolcoolcool.



Però è vera la storia dei mattoni, quella che te li senti vicini anche se te ne sei temporaneamente staccata. Persino io che ero solo un'inviata me li sento vicini , come fossi stata il quarto membro del gruppo - ma il quarto membro avrebbe rovinato l'atmosfera perché Trinità è un concetto piuttosto affascinante di cui non riesco a trovare il corrispettivo per quattro. 

E insomma, questo pezzo non verrà tagliato o modificato essendo io l'inviata, la  direttrice e la finanziatrice di tutto questo personalissimo ambaradan che non deve accontentare inserzionisti o lettori. In fondo siamo tra amici e Rolling Stone, come rivista, se la tira troppo e mi sta anche un po' sul cazzo.





(*)C'è una specie di tensione che è difficile da percepire ma quando ci si riesce è impossibile ignorarla. Questa  forza opera lievemente nella direzione della separazione non più concepita, questa volta, come esercizio salutare per testare la maturità di ognuna in quanto parte della trinità, ma intesa come amaro allontanamento dovuto a differenze caratteriali. La Madre e La Grande, mi è parso di capire, appariranno alla Piccola sempre come un mix meglio assortito degli altri mix possibili (Piccola/ Grande, Piccola/Madre). Ho assistito a una lite in cui La Piccola tirava fuori con cattiveria la questione e La Madre non le ha rivolto la parola per 45 minuti.(**)

(**) Pare sia il limite massimo di assenza di comunicazione tra Le Tre, se si escludono le pacifiche e consenzienti maratone di silenzio bibliotecario. E' consuetudine che si ristabilisca la calma perduta donando un ovetto Kinder.
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5 commenti:

  1. Questa sarebbe una sceneggiatura meravigliosa. Molto alla Wes Anderson.

    Io, la macchina tritaghiaccio manuale, ancora ce l'ho.

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  2. E' vero, fa molto Wes Anderson, e se quelli di Rolling Stone non se ne sono accorti, beh, peggio per loro.

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  3. *___*
    voglio partecipare a una loro maratona di telefilm. Ma anche di cucina. E di shopping. <3

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  4. L'ho letto tutto. In sto periodo leggo solo post corti. Questo non ce l'ho fatta a non leggerlo, probabilmente per lo stesso motivo per cui tu non sei riuscita a non scriverlo. Bello. E mi sono venute in mente Les Triplettes: https://www.youtube.com/watch?v=qMSbZg5_oOw

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