sabato 26 luglio 2014

Piccolo post che parte allegro e finisce in amaro sconforto.

Sarà che ho scritto una cosetta su Buffy e mi è salita prepotente la voglia di riguardarmelo, sarà che mia Sorella mi sta facendo vedere su Fb le foto di tutti gli amici di scuola che non vedo da anni - e che sono diventati uguali ai loro genitori: orridi esseri imbolsiti, troppo truccati, troppo vissuti, mentre io sono questa fresca ventinovenne con la mente di una dodicenne nel corpo di una diciottenne -, sarà che ancora pochi giorni e iniziano le ferie e io e l'Architetto tornerermo a Parigi dopo quanto? otto anni? - lo sanno pure i sampietrini che hey! Torneremo a Parigi e finalmente potremo evitare di fare il giro turistico base! - non lo so, non so qual è il motivo, ma sono allegra andante.
Ho un sacco di tv da recuperare - non riguarderò Buffy, ahimè - e ho visto belle cose come Hannibal che è una serie sexissima, non credo di avervelo mai detto.
Ho letto Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati (Minimum fax) e secondo me è un libro sexissimo. Le cose sexy mi rendono molto felice.

Poi ho pranzato con l'unica amica che possa considerare tale, a casa dei suoi genitori e sembrava avessimo di nuovo 14 anni, tutti attorno al solito tavolo del vecchio salotto  con il divano verde e il cibo che sapeva di una mano familiare quanto quella di mia madre. Non vi sto a elencare le decine di differenze in questa versione 2014 di noi, ma non ne ho sentito il peso come mi sarei aspettata di sentirlo. 
È la vita, no? E la stanno vivendo tutti, qualche volta campo in leggerezza persino io.


Ho detto di no a una specie di proposta di lavoro. Ecco, questo è strano. Non per i soldi - che non erano né molti né pochi - ma per il percorso alla fine del quale ho deciso di dire no. Mi sono stancata di voler vedere opportunità dappertutto e rimanere delusa di una delusione che nemmeno borse e scarpe nuove possono curare. Mi sono stancata di impegnarmi in cose che non mi interessano - in questo senso il mio lavoro è più che sufficiente. Quindi no. 
Come quella volta della casa editrice senza sedie. No.



Però il piglio deciso mi scombussola sempre un po'. Rimango tutta la notte seduta in mezzo al letto a pensarci e  la mattina sono sveglia, ma sveglia stanca.

La verità è che non mi va di leggere, e non mi va di scrivere, e non mi va di mettere lo smalto, mi va di pensare a tutto questo e ad altro - penso da 5 ore e mezza adesso, e nella mia mente metto lo smalto perfettamente e leggo i libri più impegnati e scrivo come una fottutissima dea - e continuerò a pensare stasera davanti alla mia birra, e tornerò a casa stanca, e forse dormirò, ma facendolo  non smetterò di pensare e domattina sarò sveglia, ma sveglia stanca. 
Senza aver zappato la terra o sollevato mattoni per costruire palazzi: difficile da spiegare.
Vorrei ricreare il microcosmo che avevo in testa qualche tempo fa - un anno e mezzo? - e credo di poterlo fare solo ascoltando le voci di Roger Waters e David Gilmour over and over again
Ma lo scrivo, e so già che è un'epica cazzata che non servirà a ricreare proprio niente.


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5 commenti:

  1. Siamo ammalate di pensare. Anche io penso a quello che potrei leggere o scrivere o dire. E poi il tempo passa e mi sembra di aver letto, scritto, detto senza aver fatto nulla in realtà. E non so se è bello o no.

    Buona Parigi.

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  2. Ti sei spiegata benissimo.


    p.s. tra Water e Gilmour scelgo, come voce, il secondo.

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    1. Meno male.

      p.s. Mhm, forse sì, forse sì.

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    2. O forse no, ciao Roger scusa, tivibì.

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