venerdì 4 luglio 2014

Il quadro svedese come simbolo di felicità e il conseguente sforzo per appropriarmene.

Mi sono ricordata del quadro svedese, quell'attrezzo tutto riquadri appeso ai soffitti delle palestre delle scuole. La palestra della mia scuola sapeva della gomma che ricopriva il pavimento o delle canne che venivano fumate durante l'assemblea d'istituto, o del sudore dei quindicenni, o del profumo pesante delle professoresse poco sportive. Poi sulla parete in fondo c'era questo mostro di legno, liscio e lucidissimo, senza graffi, marziale se vogliamo, preciso di natura: risaltava per quanto era bello e fuori posto.
Noi il quadro svedese non l'abbiamo mai usato. 



La professoressa col profumo pesante era la nostra: si disegnava il contorno delle labbra con una matita marrone scuro e lasciava il resto in bianco. Veniva a scuola con le decorazioni di paillettes sui jeans, portava spesso i tacchi. I suoi esercizi mischiavano terapia di gruppo e riabilitazione motoria per invalidi gravi: una volta ci ordinò di correre per la palestra a occhi chiusi e, a quasi trent'anni, sto ancora a chiedermi perché.
Durante una delle due ore settimanali di ginnastica, dividevamo la palestra con un'altra classe. Avevano un professore maschio che indossava i pantaloncini corti e le Adidas e gli faceva usare il quadro svedese. Le femmine erano splendide, salivano fino all'ultimo riquadro e poi scendevano incrociando i corpi, non so se si usa così il quadro svedese ma loro lo facevano in questo modo bellissimo. 
Una volta mi ci sono arrampicata su mentre la professoressa era fuori a fare non so cosa, e sono stata molto felice, come alle prese con una grande conquista. Ma fui goffa e basta, mi dondolai un po' stupidamente. Le altre ragazze mi erano parse sirene muscolose e forti.

Il quadro svedese come simbolo di felicità - e il conseguente sforzo per appropriarmene - erano solo una cazzata che si consuma dopo un attimo. Infatti, ancora oggi, la percentuale maggiore del mio impegno è spesa per qualcosa che a) si può ottenere più facilmente b) non è importante ottenere, o almeno a me succede sempre così.
Sono solo un paio le cose che mi interessano veramente - forse tre - e però sono difficili, e quindi cazzeggio, mi guardo allo specchio, salgo sul quadro svedese, mi faccio diventare importante la fanghiglia e la otterrò,o morirò provandoci. 



Ogni tanto le cose vanno meglio.
Tipo quando prendo le mie medicine e non cazzeggio, oppure quando non ho paura e mi metto a scrivere, e qualcuno legge, e si scopre che avevo scritto una cosa addirittura decente.
Quelli che leggono sono quelli di inutile, quello che ho scritto sta qua, mentre qui vi avevo già detto tutta una serie di cose riguardo all'opportunità di abbonarvi o comunque stalkerare pesantemente tutte le loro attività, piuttosto che comprarvi una maglietta 100% acrilico o cazzeggiare. 

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3 commenti:

  1. La tua capacità di far esistere Cose che non esistono mi stupisce ogni volta che ti leggo.

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  2. Oh. Ma io vado a leggerlo ora.

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