lunedì 2 giugno 2014

Un esercizio di visualizzazione.

L'estate si preannuncia piuttosto polverosa, lo sento dalle narici aride, come se avessimo aggiunto un po' di grain all'atmosfera con Photoshop. Pietruzze e polverine nell'aria.
Ci tengo a che mi visualizziate bene:
al tavolo del salotto, con la faccia rivolta alla finestra, il portatile sul suo cheapissimo supporto Ikea, una luce arancione proprio negli occhi, e i Mumford che spargono ceneri e giri di banjo nel vento mentre i ragazzini giocano a calcio nei campetti di fronte casa e bestemmiano. 
Non me lo ricordo un periodo così ricco di alti e bassi - ricco poi, che ricchezza sarebbe?
Non me lo ricordo un periodo così pieno di alti e bassi. Pieno va bene perché non sono proprio afflitta da nessun tipo di horror vacui e pieno non ha nessuna connotazione positiva, per quanto mi riguarda. Nessuna.
Mi ricordo certo l'insospettabile forza mostrata quasi otto anni fa, quando iniziai a scrivere la tesi di laurea senza pc, su una sedia di velluto sfondata che puzzava di vecchio. Poi però sembra che non sia davvero accaduto niente del genere, sarà che metto sempre considerevoli distanze tra me e Tutto Il Resto tramite dosi ospedaliere di sarcasmo. 
Che ridere, scappammo in infradito, mi tremavano le ginocchia e non riuscivo a premere la frizione della macchina! Thelma e Louise, Thelma e Louise!
Stanotte ho fatto un sogno, era sicuramente un sogno da capirci i numeri e giocare un terno. Qui si dice che non bisogna raccontarlo a nessuno, e andare a giocare di persona, non mandare nessun altro.
Ad agosto tornerò a Parigi per una settimana, dopo otto anni dalla prima volta.
Ho imparato un sacco di roba sul sistema sanitario nazionale.
Io e l'Architetto ci amiamo un po' dove capita.
Compulsivamente faccio acquisti.
Ascolto gli Smiths tutto il giorno, ogni giorno, non ha assolutamente senso - vi appesterei con la lista delle canzoni preferite di sempre diosanto pregate che non lo faccia.
Ho visto True Detective e m'è piaciuto da morire (capito, Mareva?)
Sto scrivendo un paio di racconti e chissenefotte.
Non conosco coetanei che siano interessanti. Sono stata a cena con cinquantacinquenni interessantissimi.
C'è una stanza vuota eppure non disponibile, che cosa strana, non mi ci abituerò mai. 
Invece sicuramente sì, questa diventerà una storia stramba come le altre, come quella volta che fuggimmo come Thelma e Louise, solo che eravamo tre, o quella volta che scrissi la tesi su una sedia sfondata e però presi lo stesso 110, anche se senza lode. 

Pierre Boucher - L'eau



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2 commenti:

  1. Quando scrivi c'è sempre così tanta poesia da mettermi in imbarazzo.

    (e lo sapevo. Non si può non innamorarsi di quella serie!)

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  2. Che spettacolo Parigi!! Ci ho lasciato il cuore.

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