Maschi contro femmine.

Non mi dicono granché le descrizioni fisiche delle persone, quanto piuttosto quello che fanno e cosa amano.
Per esempio, di mio padre potrei dire soltanto che ha i miei stessi identici occhi verdi, gli unici in tutta la famiglia, e poi nient'altro.
Ben diverso sarebbe dire che quando eravamo piccole costruiva perfetti modellini di auto da corsa, che suonava la chitarra e il piano, che era violento con le parole e nel tono di voce, che ha spaccato ogni oggetto spaccabile in tutte le case in cui abbiamo abitato, e che li spaccava spesso di notte.
C'era una cosa che diceva spesso: credo sia molto importante, poiché la diceva quando il termometro segnava calma. Era per lo più parte di uno scherzo che si basava su un dato meramente numerico. Questa cosa era: "sarebbe stato tutto diverso se avessi avuto un maschio, o addirittura due maschi. Due bei figli maschi".
Io, mia sorella e mamma: 3 a 1 per tutta la sua prima vita. Stavamo allo scherzo perché faceva parte dell'equilibrio della nostra tremenda famiglia: se lui era felice dovevamo essere felici anche noi altrimenti lui si sarebbe accorto della stonatura e non sarebbe stato più felice.
A me questa cosa non è mai andata giù anzi, sono riuscita a superare che svegliasse tutte nel cuore della notte ciabattando minaccioso per il corridoio e masticando bestemmie contro mamma, tranne questa dei figli maschi.
Che cazzata. Non ho mai superato che ci svegliasse etc etc, ma della cosa dei figli maschi non capirò mai il punto.
Che cazzata, non capirò mai il punto di niente di quello che ha mai fatto o detto, ma il punto è un altro.
Non l'ho mai visto fare qualcosa che non gli facesse guadagnare qualcos'altro e mi riesce perciò difficile immaginarmelo protagonista di qualsiasi atto gratuito di condivisione padre-figlio.
Che cazzo ci avresti fatto con un figlio maschio?
Non ha mai nemmeno seguito il calcio o giocato a pallone.
Il gioco di genere è volgare come le battute del Bagaglino.
A 21 anni ho scoperto che tutto quello che sapevo sugli ingranaggi tra i miei genitori era sbagliato, e questo errore si è spalmato retroattivo a quando avevo 20 anni e 19 e 18.
C'era stato un tempo in cui mi era sembrato assurdo allontanarci gli uni dagli altri: non sapevo che avrei indossato i panni di Thelma e Louise, non mi ci vedevo bene. Poi invece mi è sembrato assurdo che a 17 anni mi si dicesse ridendo che sarebbe stato meglio avere un maschio.
Non è strano, a ben vedere, che di migliaia di giorni vissuti sia rimasto niente, tutto affondato dalla terza classe alla prima, legno marcio in fondo al mare.
Cattivo legno, materiale di scarsa qualità, insufficienti scialuppe di salvataggio, nessuno che lancia una ciambella salvagente o almeno un paio di braccioli.
I miei 21 anni hanno generato una nube di indifferenza che si è allargata a tutto il prima e tutto il dopo. Ma quella cosa dei maschi e delle femmine non l'ho mai capita. Guardavo e guardo un sacco di sport ed ero l'unica a saper sintonizzare correttamente il videoregistratore.
Non è più questione di sentimenti, più che altro è uno studio su un tipo umano, su un personaggio. Oggi è una bellissima giornata di sole, e sono felice di molte cose, e leggo un bel libro su una panchina di pietra: i sentimenti relativi a questa e altre storie sono fuori dalla relatà delle cose e dal tempo che vivo ogni giorno. Avete presente quando a volte in tv escono fuori ancora i monarchici e stanno lì a inneggiare alla corona e ad altre cazzate del genere e vi fanno sentire in imbarazzo per quanto sono fuori tempo massimo?
Ecco, così.