martedì 25 marzo 2014

Il mondo è sulla mia lista nera.*

A Napoli è un'offesa assai grave dire a qualcuno che non sa campare. Campare significa ovviamente vivere, ma non semplicemente vivere. Il vivere della lingua italiana ha poco a che vedere con la capacità. Gli italiani vivono anche se non sono maestri in questo, è un meccanismo che inizia e va avanti più o meno da sé per almeno ottant'anni di fila. A campare, invece, non sono bravi tutti.
Campare è vivere con i modi di fare giusti.
Saper stare in mezzo alla gente, parlare il giusto, scoprirsi il giusto, coprirsi il giusto, dare l'impressione giusta a quella particolare persona e poi dare l'impressione giusta - ma assolutamente diversa dalla precedente - alla persona che verrà dopo.
Campare è essere opportuni e sfruttare l'opportunità. Un esempio. Campare è anche dare la mazzetta alla portinaia che sistema il tappeto rosso nell'androne del palazzo quando tua figlia si sposa. Se non le dai niente non sai campare. Se le dai troppo ha dato a vedere quasi un'ansia - magari pensavi che quella tua figlia non si sposasse più. Se le dai il giusto sai campare.
Come vedete non si tratta di strafare. È piuttosto una misura. Ora, come questa misura si calcoli non so dirvelo perché io non so campare.
Attenzione: non ci troviamo di fronte alla falsissima e mai abbastanza ipocrita esaltazione del difetto sul genere "il mio più grande difetto è che sono TROPPO buona".
No.
Non saper campare a quasi trent'anni non è qualcosa che si può tentare di giustificare con un troppo strategicamente inserito nella frase. Non c'è la versione col dolcificante.
A trent'anni devi stare in mezzo alle persone, un sacco di persone, che sono o molto estranee o mediamente estranee o mediamente amichevoli. Ma qualsiasi sia il loro grado di vicinanza risulterà comunque inopportuno il tuo scoprirti scomposta, il tuo affidargli in mano ogni pensiero nudo e morbido, privo di protezioni. Così ridi con chiunque, parli con tutti credendo che siano uguali a te e invece sono lontanissimi, non sanno ridere o pensare nel modo in cui sai ridere e pensare tu. Allora ti arrabbi, ti dà fastidio qualcosa, ti indisponi, cioè ti dà fastidio e non puoi darlo a vedere, diventi passivo-aggressiva, ti viene un po' d'ulcera.
Anche questo è non saper campare: non capire che, date due persone, queste penseranno in trecento modi diversi e lontanissimi tra loro.
Non arrendersi a questa evidenza è non saper campare.
Due giorni fa mi ha dato molto fastidio che una mia battuta venisse presa sul serio. Io parlo sempre e solo per battute, capirete il disagio. Ebbene, mi ha dato così fastidio essere presa sul serio in quella particolare circostanza - ci ho letto tutta una mancanza di rispetto in relazione alla serietà che metto in ogni cosa - che mi sono intossicata per giorni, a voler usare ancora una volta l'italiano regionale.
Sarebbe stato piú saggio non farla così pesante, ma non so campare, appunto.
La soluzione migliore che il mio cervellino abbia saputo trovare è questa: non parlerò più con nessuno. Voglio dire: la maturità di questa risoluzione è tutta un programma su quanto drammaticamente io non sappia campare.
Parlerò, ovviamente con molti. Ma non esprimendo davvero le cazzate che esprimerei se sapessi che quelle cazzate - a cui sono affezionata carnalmente - sono in buone mani.
Non sono mai in buone mani. Lo sono solo nelle mani di pochissimi, e quindi parlerò solo con quei pochissimi che, a loro volta, sono i pochissimi di qualcun'altro.
Questo non mi renderà mai popolare o di successo. Sarò sempre quella che parla poco, quella in disparte, o quella che parla a sproposito e litiga con tutti, se non mi riesco a controllare.
Non è una cosa buona. È come sono, è come siete - se siete così - e se siete così non sapete campare nemmeno voi.

*È una frase che ho sentito in Her.

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5 commenti:

  1. Sarebbe bello se due persone a caso, prendi una ragazza del nord e una del sud, per dire, che hanno la stessa età, circa, non formalizziamoci troppo, due ragazze dicevo a caso, sarebbe bello dicevo se queste due ragazze a caso potessero stare nella stessa piazza, ché una stanza è troppo soffocante. Nella stessa piazza, sotto lo stesso sole. Una di fianco all'altra. Entrambe con un libro. Sai quanto si parlerebbero queste due ragazze restando in silenzio? Sai quanto, in quel precisissimo momento e poi mai più, sarebbero brave a campare?
    <3

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  2. ...io la prenderei come un'offesa anche vvendo a brescia, ti dirò...

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