domenica 16 febbraio 2014

52 Weeks Mix Project #7

1. Il metodo non è il contenuto.
Mi trovo troppo spesso ad avere a che fare con i teorici. Quelli che indicono il briefing e parlano per ore di come fare qualcosa e poi non rimane più il tempo per farla. Il metodo è un dannatissimo ostacolo se non sei padrone di quello che fai e degli obiettivi da raggiungere.
Cerco sempre di provare, senza parlare troppo.
Però oggi è lunedì e mi perdo nel labirinto del come - come scrivere una certa cosa, come aiutare me stessa a farlo, aiutarmi nel darmi un aiuto, una copia di una copia di una copia. So che si tratta solo di forma, niente a che vedere con il significato e il suo valore, mi è di un certo sollievo sapere di potermi aggrappare a una specie di folletto chiarificatore.

2. Perché niente sia lasciato a metà.
Ho comprato dei quaderni bellissimi e ho recuperato una scatola di pastelli - sapevano di scuola elementare che, signori miei, ho iniziato a frequentare più di 20 anni fa. Mi sono messa a scrivere senza tanti ragionamente, piuttosto per un senso di rispetto verso qualcosa che, bello o no, in ogni caso era mio.
[I pastelli mettono addosso una fottuta allegria]

3. La citazione.

Superzelda

4. Origami connection
Due approcci molto diversi.
Il primo: una vergognosa mancanza di senso del ridicolo, amor proprio e orgoglio. L'incapacità di cogliere il momento in cui non stai più semplicemente facendo il tuo lavoro o salvaguardando i tuoi interessi ma solo dando sfoggio della tua povertà intellettuale.
Il secondo: imparare cose nuove per generare nuove idee. Mettete due che camminano per la strada e immaginano la maniera più giusta per trovarsi un posto legittimo e accogliente dove accomodarsi e fare bene.

5. <3


6. La canzone.


[Vivo con una donna che ha ascoltato De Andrè e De Gregori per tutta la vita e non li ho amati per questo. L'ho sentita oggi per la prima volta. Non so nemmeno se ci siano sul serio i riferimenti religiosi che ci leggo. Non so un cazzo, però mi piace.]

7. Il film.
Gosford park (2001) di Robert Altman.
Ora, non devo certo arrivare io a dirvi che Altman è figo.
Qui ci sono gli anni '30, le donne sembrano tutte un mix tra la Garbo e la Dietrich, Maggie Smith è tipo una dea scesa in terra, tranquillissima con il suo diadema, e tutti hanno una cameriera personale o un valletto, usanza che mi sembra una barbarie aver abolito.
Poi ci sono un po' di Boardwalk Empire (Kelly MacDonald) e un po' di Game of thrones (Charles Dance) e insomma, lo sapete che queste cose mi fanno andare in loop tipo Matrix.



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8 commenti:

  1. L'odore legnoso dei pastelli sa d'infanzia. Di luce nella mia camera. Di pancia sul pavimento. Di disegni che mamma appendeva in ufficio. Di pomeriggi piovosi a scuola, nel caldo della sicurezza che a otto anni le maestre sanno darti.
    I pastelli sono le armi con cui ricordarsi del passato e quelle con cui colorare il futuro.

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    1. Che pace, mio dio. Avrei dovuto recuperarli prima.

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    2. Io non ne ho più. Ogni tanto, al supermercato, penso di comprarli. Ma poi mi accorgo che ho più bisogno dell'insalata. Mannaggia.

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  2. I pastelli. Inutile dirti cosa e chi mi ricorda.
    E li amo anch'io. <3

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  3. ...a mia sorella [che è la mia persona] per natale ho regalatyo una scatola di colori...
    ho detto tutto...
    ah, no Mansfield Park è fotonico!

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    1. Non avrei detto che i pastelli avrebbero scatenato questa ondata di sentimenti :D

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  4. Forse li odio perché mi hanno fatto credere di poter dipingere da Dio. E invece sono solo un poeta... ;)

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