52 Weeks Mix Project #5

1. Il 1994, più o meno.
 Mi trascino in borsa il tomone di Nabokov perché mi faccia compagnia anche in ufficio, durante la pausa. C'è gente laureata, professionisti, che non temono di apparire inadeguati facendo battute sulla lettura, sugli occhiali, sullo studio, sulla secchionaggine. Senza vergogna, tra trentenni e quarantenni, fanno a gara a chi si mostra più povero.
Sono quelli che massacrano la lingua con la mazza di ferro, e parlano solo di quello che vedono, e non hanno vergogna di non conoscere niente, e non saper sentire niente, e non sapere immaginare niente.


2. Uno scintillante fracassarsi di costole e tibie.
All'improvviso mi innervosisco e non digerisco, con conseguente paralisi della lingua. Insomma, non dico più una parola a Madre che pure vorrebbe un po' di conforto da me riguardo allo strambo modo di esistere che ci siamo inventate. Immaginatemi così: faccia a faccia con quello che ho bisogno di fare - e cioè scrivere, non qui o su una Moleskine, ma qualcosa di complesso su un file word creato a posta in una brand new cartella - insomma siamo lì che ci guardiamo e vorremmo metterci la lingua in bocca, ma no. Perché ho pronta una serie di bellissime scuse, calde come un piumone che non mi fa alzare dal letto. Me la prendo con me stessa ed è un "prendersela" molto difficile da sfogare. Non riconosco più il frantumarsi di nostalgia per i miei patetici esseri umani dal frantumarsi di palle.


3. Il progressivo abbandono del disagio come stile di vita.
Amiche, non vi scippo il Listography di questa settimana. Questa cosa delle paure la salto, tra malattie e menomazioni, la cecità cristosanto, e i pesci con i loro occhi sui lati del corpo.
Non posso farcela.
Facciamo invece che vi dico una cosa che mi piace tantissimo e mi mette in pace con il mondo, in modo che iniziamo a scrollarci da dosso questo malessere di stare al mondo:

I LIBRETTI DI ISTRUZIONI.

Datemi i manuali d'uso di ogni dispositivo in commercio. Datemi le linee guida dell'universo e io ve lo solleverò.


4. Il film - parte 1.
Il buio nella mente (1977) di Claude Chabrol.
E non stiamo parlando della mente di quelli del punto 1.
Detesto il cinema francese, non per tematiche o questioni tecniche di regia, ma perché non mi piace come recita l'80% degli attori. Sarà che sono una bambina degli anni '90 e un'adolescente dei 2000, gli americani e gli inglesi recitano meglio e stop. Fate fare i radical chic ad altri.
Questo film però ha in se quella bella carica aggressiva nei confronti dell'alta borghesia che non si vede più da nessuna parte.
La violenza non dovuta alla vendetta sentimentale (da La sposa in nero a Kill bill e via dicendo) ma alla frustrazione legata alle differenze sociali ed economiche (e a un po' di pazzia, ovvio).
Il plot, in un dialogo liberamente interpretato da me.

-Io lavoro alle poste, tu fai la.cameriera. Come passiamo la serata?
-Facciamoci le treccine e poi prendiamo il fucile a pompa e spariamo ai mieo datori di lavoro!
-Ma chi? Quelli che mettono lo smoking per guardare il Don Giovanni in tv?
-Esattamente.
-Ci sto!





 Fine.

5. L'anticlimax.
 Lunedì combatto la depressione indossando una collana nuova.
Martedì sfoggio il maglioncino nuovo.
Mercoledì metto il maglioncino vecchio ma un'altra collana nuova.
Giovedì faccio la manicure.
Venerdì mi accascio priva di forze sul divano dell'ufficio, svuotata da ogni cazzo di linfa vitale. Prendimi, oh Depressione, copuliamo, non ti combatto più e sono vestita di merda.


6. I fumetti.
Lo posso dire? Non leggo fumetti, mai fatto. Topolino quando ero piccola, e poi i Peanuts, di tanto in tanto. Non è una scelta, eh. Ne ho la casa piena, Sorella li ha sempre amati, io niente. Nemmeno mai letto V per Vendetta, per farvi capire come sto messa. Boh. Succede. Vogliatemi bene lo stesso
Oggi però compro Superzelda, è mi piace un sacco, e magari recupero qualcosa.
Anche se a volte non capisco da dove cazzo devo iniziare a leggere.




7. Il film - parte 2.
Lista di cose sicure nella vita:

-Niente supererà in bontà una Tortina Loacker
-Moriremo tutti
-Gli ignoranti sono ovunque
-Leo di Caprio non sbaglia un cazzo di film

The wolf of wall street (2014) di Martin Scorsese è qualcosa di indescrivibile.
I can't handle it. I cant' handle 3 ore di film recitati per ogni singolo minuto a tremila, 3 metri sopra le righe di qualsiasi altro attore hollywoodiano.
I can't handle volgarità e sesso e droga in ogni scena e bellissime donne nude e Leo che sniffa coca tra le loro chiappe.
Come, COME DIAVOLO SI FA, AMICI MIEI, a non dare Oscar e prosciutti premio a quell'uomo. Se fossi in lui mi ritirerei a vita privata e andatevene tutti affanculo, voi e il vostro Oscar alla carriera.
Fategli vincere Sanremo, il Festivalbar, il gioco dei pacchi con Insinna, una causa fasulla a Forum, non so FATEGLI VINCERE UNA CAZZO DI COSA.

[Non sono una fan del Leo in quanto maschio. Non mi piace, non mi è mai piaciuto. Nemmeno quando avevo 12 anni e guardavo Titanic. Io sono fan di uno che mi fa stare 3 ore incollata alla poltrona e quando le tre ore sono passate mi dispiace pure un po'. Chiunque egli sia. E in questo caso è lui].

Permettetemi un appello.
La società civile ha, da anni, accettato l'esistenza dei multisala e dei loro regolamenti interni. Potrebbe capitare che, nelle vostre città, ci siano ancora i cinema che non rilascino il biglietto numerato, ma sono sempre più rari. E' una cosa che non mi manca: sono contenta di avere il mio posto assegnato e non dover lottare per ottenerlo. Ieri ero in seconda fila e AMEN, ho visto il film lo stesso. Il meccanismo è estremamente semplice, signori: partendo dai posti migliori (quelli in alto e centrali) il sistema computerizzato assegna i biglietti progressivamente, allontanadosi dalla zona più ambita, scendendo sempre più e allontanandosi sempre più dal centro. Se il sistema - qualcosa che, in una sala cinematografica è paragonabile a Dio - se Dio dunque, vi assegna i primi due posti all'estrema destra della seconda fila, non c'è un cazzo di motivo accettabile per cui potete, anche solo pensare di spostarvi altrove, coglionazzi che non siete altro. Il Dio del cinema non guarda i vostri peccati, ma solo l'ordine con cui vi siete  messi in fila alle casse. Se vedete che la fila contrassegnata con la lettera M ha ancora dei posti liberi e voi avete i posti alla fila A, Dio non vi ha punito perché vi masturbate troppo. Non potete quindi usurpare i posti della fila M. Quelli della fila M avranno prenotato online, e si degneranno di venire solo pochi minuti prima dell'inizio del film. Magari si masturbano pure loro come voi, ma sono stati semplicemente più previdenti.
Il Dio del cinema non ci giudica.
Non fate i furbi, dunque, perché siete solo trogloditi. E darete inizio a un effetto domino che coinvolgerà mezza sala di trogloditi come voi, proprio mentre Leo di Caprio tenta di salire sulla sua cazzo di Lamborghini strafatto e colto da una semiparalisi.
Mannaggia al cazzo
Grazie per l'attenzione.