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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2014

Una specie di discorso sulla gentilezza.

Non voglio fare la scarpe a George Saunders perché non ne sarei capace e non mi si caga nessuno e, peraltro, non ho trovato quel suo discorso sulla gentilezza così inspirational come mi è sembrato pensassero tutti sull'internèt. Tipo: facciamone un poster e appendiamolo nelle scuole. Ecco, magari ci sono un altro milione di cose che aspettano in fila da secoli di assere sfoggiate nelle auele dei nostri giovani virgulti.
Ma sto divagando.
Come avrete notato dall'andazzo della mia settimana appena conclusa, penso sempre alla gentilezza ultimamente, e al fatto che sia una disposizione d'animo facilissima e gratuita. Più facile del pane, intendo. Non devo nemmeno mettermi dei jeans e andare nella panetteria sotto casa. Nemmeno quel minimo di sforzo, zero, nada.
Sono diventata una persona molto gentile e sono portata a credere che dipenda dalla vecchiaia. Ricordo benissimo che a 14 anni trovavo pesante l'adulto che si lamentava del suo milione di pseudo-torti subìti. Ero un…

52 Weeks Mix Project #8

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

1.
Salvo una ragazza ucraina dall'Orrido Palpeggiatore In Autobus.

2.
Lancio occhiate di fuoco all'Orrido Borseggiatore In Autobus e chiedo alla signora accanto a me di controllarsi le tasche (lo so, spera di trovarci un asso di cuori o l'orologio del suo vicino di posto. È già tanto se si ritroverà i 10€ che aveva prima di salire).

3. Una lista scippata.
Cosa farei se fossi schifosamente ricca?
SMETTEREI DI LAVORARE.
Lavorare è così volgare. Non vorrei fare niente tutto il santo giorno. Nemmeno quello che più mi piace. Vorrei diventare il mio divano.
Comprerei molte case con molte stanze - sembra gran cosa da tempo immemore. Le comprerei per me e per le persone che amo.
Farei smettere di lavorare anche loro, così che siano liberi di farmi compagnia.
Comprerei la villa antica che sta di fronte casa - dove ha vissuto per 30 anni la famiglia di Madre - e ci farei una biblioteca.

4.
Parlo con sincerità con i clienti e i clienti mi v…

52 Weeks Mix Project #7

1. Il metodo non è il contenuto.
Mi trovo troppo spesso ad avere a che fare con i teorici. Quelli che indicono il briefing e parlano per ore di come fare qualcosa e poi non rimane più il tempo per farla. Il metodo è un dannatissimo ostacolo se non sei padrone di quello che fai e degli obiettivi da raggiungere.
Cerco sempre di provare, senza parlare troppo.
Però oggi è lunedì e mi perdo nel labirinto del come - come scrivere una certa cosa, come aiutare me stessa a farlo, aiutarmi nel darmi un aiuto, una copia di una copia di una copia. So che si tratta solo di forma, niente a che vedere con il significato e il suo valore, mi è di un certo sollievo sapere di potermi aggrappare a una specie di folletto chiarificatore.

2. Perché niente sia lasciato a metà.
Ho comprato dei quaderni bellissimi e ho recuperato una scatola di pastelli - sapevano di scuola elementare che, signori miei, ho iniziato a frequentare più di 20 anni fa. Mi sono messa a scrivere senza tanti ragionamente, piuttosto per…

Una specie di delirio sull'amore.

Non esiste un altro giorno per parlare d'amore, e per un motivo banalissimo: è il giorno in cui io l'ho incontrato e, per questo, è impossibile che mi si confonda con quelli che festeggiano il quattordici febbraio per altri motivi. Fate un po' quello che volete, non vi conosco, l'importante è che non mi disturbiate. Non sono solita elencare i miei numerosi fallimenti e le lacune nei più svariati ambiti della vita. Fòsse enormi, vuote di tutta la conoscenza ed esperienza che mi manca: vi trovate davanti a una ventinovenne piccolissima. Vorrei essere mediamente superiore alla massa in quanto a cultura, sensibilità, eloquio, umorismo ma quasi mai il tempo è andato avanti lasciando detriti che mi valessero esperienza. Non so lavorare, non so pagare un bollettino alla posta, non so cosa facciano gli adulti in banca. So odiare senza saperlo esprimere, questo sì. Ma credo che valga un +1 e un -1 quindi 0. So quando l'impasto dei muffin è troppo liquido o troppo denso, de…

52 Weeks Mix Project #6

Questo progetto-minestrone va in vacca alla sesta settimana. Non ho scritto una singola parola sulla mia Moleskine, impegnata come sono stata a vivere la vita vera di cui tutti fanno un gran parlare.



Mi aspettavo meglio. Non mettono mai un segnale di pericolo quando ce n'è bisogno, ad esempio: quando sbuchiamo fuori dalle gambe di nostra madre.

Comunque possiamo facilmente riassumere questa settimana a posteriori.

1-5 La vita vera. La merda che ti capita.
E' quel senso di fregatura che mi nausea e che mi frega. Nel senso che mi frego da sola, perché so di essere sul punto di essere fregata.
E me la chiami età adulta.
Bella, 'sta frase, eh? Anni passati con gli stivaloni di gomma al ginocchio nel fango della letteratura, ed ecco che pesco uno pneumatico.

6. Come gli impiegati.
Partiamo nel primo pomeriggio di sabato, dopo il lavoro. Come gli impiegati.
Parlo con te: basta un minuto, un solo passo affianco ai tuoi, mi pare che non ci siano mai state buche in cui cadere.

7. Pochi…

10 minuti.

Questo post prende il tempo che ci mette il 178 ad arrivare a lavoro da casa mia.
Diciamo 10 minuti, più qualcuno per il traffico e la pioggia.
In piedi con le spalle al finestrino e la faccia sulle spalle di quello che mi pesta i piedi.
Tutto questo costante e perpetuo allontanarmi da quello che conosco e mettere radici in cose che mi sono più o meno indifferenti o, se mi va bene, non proprio sgradevolissime.
Tutto questo sentimento di fregatura che aleggia nell'aria, questi trent'anni che sembrano una minaccia, la fregatura di essere piccola e grande e troppo piccola e troppo grande, la fregatura biologica dell'età.
Indicatemi il più vicino rivenditore di entusiasmo, ché è arrivata la mia fermata e devo scendere.
Mi sto dimenticando di un sacco di cose, e però quelle cose mi servono.
[Fra 10 minuti starò meglio]

52 Weeks Mix Project #5

1. Il 1994, più o meno.
Mi trascino in borsa il tomone di Nabokov perché mi faccia compagnia anche in ufficio, durante la pausa. C'è gente laureata, professionisti, che non temono di apparire inadeguati facendo battute sulla lettura, sugli occhiali, sullo studio, sulla secchionaggine. Senza vergogna, tra trentenni e quarantenni, fanno a gara a chi si mostra più povero.
Sono quelli che massacrano la lingua con la mazza di ferro, e parlano solo di quello che vedono, e non hanno vergogna di non conoscere niente, e non saper sentire niente, e non sapere immaginare niente.


2. Uno scintillante fracassarsi di costole e tibie.
All'improvviso mi innervosisco e non digerisco, con conseguente paralisi della lingua. Insomma, non dico più una parola a Madre che pure vorrebbe un po' di conforto da me riguardo allo strambo modo di esistere che ci siamo inventate. Immaginatemi così: faccia a faccia con quello che ho bisogno di fare - e cioè scrivere, non qui o su una Moleskine, ma qualcosa…