Il tutoraggio come esperienza religiosa.

Perché poi, in fondo, essere giovani laureate/i è un po' come essere cristiani.
Vivi una vita in terra di sofferenze, sperando che ci sia qualcosa di bello dopo, giacché tutti si affannano a convincerti che questo qualcosa esiste, anche se tu saresti tentato di pensare il contrario.

Nel loro caso DIO, nel mio caso I SOLDI.

E' ovvio che non sto parlando dei veri neo-laureati, quelli che sono usciti ieri dall'università e credono che ogni azienda farà a pugni per assumerli. No, no. Se vi promettono soldi - promettono eh, non danno - siete già a un livello abbastanza avanzato: (quasi non più) neo-laureati con un curriculum pompato come Jack di Uomini e Donne, pieno di parole come problem solving e team building. In altre parole, siete dei disoccupati PRO e i vostri potenziali datori di lavoro sanno che la parola soldi ve la devono almeno dire, perché lo scoglionamento è ormai avanzatissimo e, chiedervi di stare dietro a loro a guardarli cazzeggiare per l'ufficio spacciandola per esperienza professionale e personale, è fuori discussione.

Arrivo al punto: mi hanno chiesto di fare una cosa promettendomi soldi come agli altri promettono il paradiso.
(Il titolo ve lo aveva già preannunciato, non potete davvero aver pensato a qualcosa di sessuale - io le cose sessuali le faccio gratis e solo con l'Architetto, e se non ho capito nulla della vita non fa niente, m'arrangio).
Io per dieci giorni sono la tutor di un master post laurea.

REQUISITI FONDAMENTALI PER ESSERE UNA TUTOR
  • Non avere alcuna velleità di insegnamento
  • Non aver accumulato una esperienza professionale maggiore di quella dei tuoi allievi
  • Non avere tanta voglia di integrarsi nel gruppo
  • Non essere in grado di dire due parole in maniera spigliata.

SONO UNA TUTOR PERFETTA.

Si tratta di scartoffie, per lo più, e di smanettare al pc con Photoshop - due cose che mi riescono facili.
Il mio gruppo è produttivo, autonomo e non rompe le palle, e per questo gli sarò sempre riconoscente. Inoltre una delle ragazze mi ha offerto il caffè, quindi boh, non c'è altro da dire.
Una delle mansioni di cui mi preme parlarvi è però quella che consiste nel sedare i catfight.
Sì, amici.
Un catfight della vita vera.
Ragazze che vogliono picchiarsi e tirarsi i capelli urlando "puttanastronzapescivendola"

Catfight vintage.
Non si tratta della mia classe, ovviamente, ma di quella che lavora nella stanza accanto. Tutto perché quella che, per comodità, chiameremo Cretina #1 non ha accettato che Cretina #2 avesse la sua opinione da esprimere riguardo a un articolo di giornale scritto dalla Cretina #1. 
Una trama intensissima e dal forte potenziale drammatico.
Questo articolo di giornale era sbagliato in tutti i modi in cui un articolo di giornale può risultare sbagliato, soprattutto considerato che queste persone vorrebbero fare i giornalisti. Io e Tutor #2 cercavamo di farglielo capire, ma niente: le nostre parole si sono perse al vento quando il primo round ha avuto inizio. I denti hanno iniziato a volare e schizzi di sangue a macchiare i vetri delle finestre, come nemmeno in una puntata de L'uomo tigre.


Io ho urlato più di loro, Tutor #2 ha urlato più di loro, i prof non c'hanno capito un cazzo e Cretina #1 è andata via sbattendo i piedi, la porta e una mazza chiodata sulle palle dei presenti.

L'ho già detto che è cretina?

E' stato emozionate, però. Un picco adrenalinico piacevolissimo.
Ma si sa, il vero tutor si vede nel momento del pericolo.