Cinedomeniche vol. XI - Maggio.

Tutti a lamentarvi di questo mese climaticamente pazzerello.
L'avete chiamato in tutti i modi, umiliandolo con neologismi quali maggembre, signori miei.
MAGGEMBRE.
Non vi vergognate? NO, dato che avete partorito anche GIUGNAIO. Meritate 40 frustate. Imparate dai francesi, che sapevano inventare calendari meglio di voi.
Perdonatemi, ma non capite niente. Anche se sono costretta a un abbigliamento inadeguato (ora indosso t-shirt di cotone, cardigan di lana, pantalone di lino, calzini e infradito) sono felice perché ho goduto di un altro mese sul divano con la copertina. E come si guardano film con la copertina, non si guardano senza.
Se c'è bisogno che ve lo spieghi, non so più cosa pensare.






Siamo pur sempre italiani.
Continua il mio progetto di rivalutazione felliniana. E forse il progetto è già finito perché, dopo aver rivalutato oltre ogni speranza La dolce vita (1960) ho paura di rivedere gli altri film che mi hanno fatto odiare F.F. Riuscirò a trovare ancora un dolce approdo dopo la discesa agli inferi di Marcello, come here, Marcello? Io c'ho ancora i traumi per Fellini Satyricon e Il Casanova di Federico Fellini: non so se voglio sfidare la sorte.
Comunque il mio preferito non è Marcello. Il mio preferito è Nino.


Forse era meno affascinante di Marcello, ma in C'eravamo tanto amati (1974) è sempre sincero e fa ridere e fa piangere e certi film si dovrebbero rivedere periodicamente, per ricordarci che l'evoluzione è una merda dato che ci ha portati, in una drammatica spirale di morte e disperazione, da Ettore Scola a Castellano e Pipolo a Federico Moccia.
A maggio non manca anche un bel polpettone sentimentale, Senso (1954) di Luchino Visconti che ci insegna due cose:
  1. Non fidatevi di un militare austriaco nel caso la vostra città sia occupata dall'esercito austriaco. 
  2. Se vi viene la voglia di vedere un Visconti, vedete La morte a Venezia

Il senso del rimbambimento per Marianna. 
Marianna:  Ho visto un film oggi, mentre dormivo.
Architetto:  Come mentre dor... Vabè, di che parlava?
M:  Allora, c'era Anthony Hopkins che dalla Nuova Zelanda parte per non so dove per partecipare a una corsa di motociclette su una salina che sembra quella del quadro di Vettriano che sta sullla copertina del mio libro su Vettriano. Comunque, lui è vecchio e ha una moto vecchia e tutti lo prendono in giro, ma poi ovviamente
A:  vince e porta la moto a 120 km/h che per gli anni '20 era un record.
M:  Eh.
A:  L'ho visto qualche sera fa e te l'ho raccontato tutto, fino alla fine.
M:  ...
A:  Eh.
M:  Però non sapevi che si chiamava Indian, vero?
A:  No.
M:  Visto che sono sempre utilissima?
[Si baciano]
[Titoli di coda]


Per farsi un'idea.
Non avevo mai visto un film con la Garbo. Ho cominciato con Anna Karenina (1935) perché, dopo che hai visto Anna Karenina interpretata da Keira Knightley e stuprata dalla regia di  Joe Wright, vuoi in ogni modo lavarti gli occhi e però la candeggina non è una buona idea.

Keira spostati, ché con la mascella mi fai ombra.

Pare che, una volta fatto un film, i remake non si allontanino mai molto. Le sequenze scelte sono le stesse a 80 anni di distanza. Aiutatemi a pensare: vale sempre con i remake, oppure no?
Ovviamente la Anna 2013 è 'na merda, ma mi pareva superfluo ripeterlo.
Prima di vedere Gatsby (2 volte) al cinema, volevo avere una idea chiara dello stile di Baz Luhrmann.
Sì, Romeo + Giulietta era una gran cacata.
Sì, Australia pure.
Chissà perché mi illudevo che Moulin Rouge (2001) dovesse essere qualcosa di meglio di materiale di scarto.
E comunque nessuna delle schifezze di cui sopra servono a farsi un'idea de Il grande Gatsby. Se volete farvi un'idea di un film, andatevelo solo a vedere. [messaggio per la Marianna del futuro]


Robe varie da incubo.
Il processo (1962) di Orson Welles con Anthony Perkins.



Con i suoi soffitti bassi, o altissimi, e la gente che ti guarda, e gli uffici lunghi un chilometro, e le bambine che ti spiano attraverso le assi di legno, e le colline di scartoffie da avvocato. Ah, e poi Orson Welles che fa sempre e comunque ragionevolmente paura.
Citadel (2012) l'ho visto perché ho letto la recensione di Rumplestils Kin che è uno dei cinebloggher che preferisco. Citadel fa paura ed è ambientato nei sobborghi irlandesi e ci sono brutte creature che sembrano un po' zombie e un po' teppistelli. E fa paura. Non so dire di più. Magari leggetevi la sua recensione che è meglio.
Nell'incubo ci mettiamo anche Il fascino discreto della borghesia (1972) di Buñuel, che mi ha fatto ridere tantissimo e venire un sacco di fame.
(Certo è un ritratto lucidissimo dei vizi della borghesia, svuotata di ogni pensiero e riempita di apparenze, appuntamenti, inviti, galà. Una borghesia che non sa dire niente o produrre niente. Irrazionale, grottesca, imbambolata e ferma sempre allo stesso punto. 
Ma, a noi, i ragionamenti seri non piacciono. Ci piace dire le minchiate).


Belle commedie (non vediamo solo robe pallose, noi).
Breakfast on Pluto (2005). Odio poche facce come odio quella di Cillian Murphy. Però fargli fare la parte di Kitten, un ragazzo irlandese travestito, è stato il primo passo verso una mite simpatia. (Il film merita tantissimo, lasciate stare le mie antipatie).
La donna del giorno (1942) con *RULLONE DI TAMBURI* Katharine Hepburn e Spencer Tracy.

BOOM! 

La perfezione anni '40.


Io in una foto d'epoca.
(Poi mi sono svegliata tutta sudata)