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Cose di un w/e fiorentino.

Il senso dell'olio di Argan per la commessa.
Non lottate con la commessa del negozio Lush. Arrendetevi, abbandonatevi tra le sue braccia. Lasciate che vi mostri le ultime novità, che vi spieghi la mission dell'azienda, che vi spalmi addosso olii da massaggio, che scrubbi via le asperità. Disumano lo spreco di energia nel tentativo di spiegarle che mancate dal negozio "soltanto da qualche mese". Avete una vaga idea di come possono cambiare le cose nel giro di qualche mese? Sapete quante nuove fottutissime Ballistiche sono state lanciate sul mercato? Non provate pena per voi stesse nell'ammettere che volete solo "dare un'occhiata in giro"? Basta opporsi. Fate l'amore e non la guerra. E in ogni caso, se anche voleste fare la guerra, sarebbe comunque opportuno avere la pelle ben idratata e profumata. Quindi conversate amabilmente con queste commesse iperservili che, dietro richiesta, non esiterebbero a farvi la lavanda dei piedi. Annusate, sorridete. Comprate qualcosa oppure non comprate niente: non è importante. Al momento di uscire, però, non rifiutate il catalogo, ché sennò siete proprio stronze.


Un saluto a Fabio, cameriere dell'Hard Rock di Firenze, napoletano emigrante.
Io e l'Architetto siamo i napoletani meno napoletani che esistano. E' duro ammettere che molti concittadini confermano luoghi comuni e dicerie, ma così è. Noi no, e come noi chissà quanti altri. Ebbene, per quanto tu possa stare sulle tue e parlare a bassa voce e in italiano perfetto e senza accento, e mangiare il panino con il lampredotto come se l'avessi fatto per tutta la vita, ci sarà sempre un compaesano che ti sgama.
Da cosa? Boh.
Ne derivano una serie di esternazioni di affetto e nostalgia ("Di che parte di Napoli sei? Ma di preciso! E di che quartiere? E che scuola frequantavi?") che voi, in quanto napoletani molto poco napoletani, non gradite affatto.


Liste.

Dall'Architetto, con amore.

Aumenta la lista delle cose che non so fare. A "non sa andare sott'acqua senza tapparsi il naso" e "non sa camminare sui tacchi, sulle ballerine e sulle pantofole", si aggiungono i mitici "non sa giocare a Ruzzle" e "non sa mangiare nulla senza dare origine a scenari di morte e apocalisse nel suo piatto e sul tavolo tutto intorno al piatto".


Quando portavo i bracciali borchiati e i vestiti da figlia dei fiori, tutto insieme. E non era fashion.
Sto vivendo una crisi di mezza età. Questo non mi porterà ad accompagnarmi a toy boy, indossare attillate tute fosforescenti e a fare quattro lampade settimanali per mantenere l'abbronzatura. Sono e sempre sarò molto pallida, non indosso abiti sportivi e l'Architetto è l'unico uomo a cui mi accompagno. Tuttavia sto comprando collane che non avrei mai comprato e lo stesso dicasi per maglie, giacche, borse. Non sentivo questo impulso al cambiamento dalla fase simil-punk che ho attraversato nel 1998. Avevo 14 anni e sono passati 14 anni. Per dire.


Riflessioni mor(t)ali.
E' brutto dovermi applicare in qualcosa in cui non credo, perché ho la sensazione che, se potessi applicarmi in qualcosa in cui credo, mi riuscirebbe benissimo.
Esempi:
rileggere-correggere-migliorare il mio romanzo per un premio letterario che non mi piace assai;
scrivere per un giornale che non mi piace assai;
avere a che fare con persone che non mi piacciono assai.
Molta fatica. Pessima resa.

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The fucking summer is here.




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