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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

Cose di un w/e fiorentino.

Il senso dell'olio di Argan per la commessa.
Non lottate con la commessa del negozio Lush. Arrendetevi, abbandonatevi tra le sue braccia. Lasciate che vi mostri le ultime novità, che vi spieghi la mission dell'azienda, che vi spalmi addosso olii da massaggio, che scrubbi via le asperità. Disumano lo spreco di energia nel tentativo di spiegarle che mancate dal negozio "soltanto da qualche mese". Avete una vaga idea di come possono cambiare le cose nel giro di qualche mese? Sapete quante nuove fottutissime Ballistiche sono state lanciate sul mercato? Non provate pena per voi stesse nell'ammettere che volete solo "dare un'occhiata in giro"? Basta opporsi. Fate l'amore e non la guerra. E in ogni caso, se anche voleste fare la guerra, sarebbe comunque opportuno avere la pelle ben idratata e profumata. Quindi conversate amabilmente con queste commesse iperservili che, dietro richiesta, non esiterebbero a farvi la lavanda dei piedi. Annusate, sorridet…

Come festeggiare gli anniversari.

Un gigantesco beep steso su un'altrettanto gigantesca imprecazione. 
(David Foster Wallace - La scopa del sistema)
Qualcuno avrà intuito che io e l'Architetto ci troviamo, nostro malgrado, in mezzo alla marmaglia che festeggia San Valentino, perché il 14 febbraio festeggiamo il nostro anniversario.
Non è mica colpa nostra se ci siamo baciati selvaggiamente contro i muri della notte dei baci Perugina proprio quel giorno.
Non potevamo certo trattenerci e aspettare una data meno commerciale.
Se uno deve baciarsi e palpeggiarsi non sta a pensarci su troppo.

Qualcuno avrà anche intuito che l'Architetto gode della mia compagnia e della mia innata simpatia da un considerevole numero di anni. Questo ha incrementato le possibilità che, proprio in qualla data, in mezzo ad altre 364 date disponibili, tutto vada di merda.
Non chiamatemi scaramantica, non lo sono affatto. Anzi, se c'è una categoria che disprezzo al pari di quelli che credono nei segni zodiacali, è quella di chi ge…

Dodici.

Ho messo da parte gli abitacoli delle macchine, certi punti del Mar Mediterraneo, dei regali, alcune telefonate incerte e mute che duravano ore, mentre sedevo per terra con la guancia bagnata poggiata al vetro della finestra.
Dei pezzi di muri, delle panchine, dei marciapiedi dove ci siamo spesi troppo senza mai capirci, e ogni parola ci allontanava di paesi e mondi interi.
Sì, siamo la somma di dodici; ma ho messo tutto talmente da parte - chiuso in un cassetto - che non me lo ricordo più.
Mi ricordo soltanto due mani nella stessa tasca e i baci sulle guance che ci davamo un po' troppo vicino agli angoli della bocca, quando ancora non era permesso.

The days seem so strange from my windowpane.

Ci sono io.
C'è una madre, una sorella, una nonna, praticamente un gineceo - i cicli mestruali sincronizzati come in prigione. C'è un padre lontano, l' Architetto, la Strega di Blair, il direttore, una migliore amica che si sposta per l'Italia, gli amici di master.

C'è quello che provo per me stessa, quello che dice il mio personaggio, quello che scrivo di me.
C'è l'amore per una, lo straniamento dall'altra, il senso di colpa e le porte a vetri sbattute, una finzione costante e perpetua piuttosto dolorosa - difficile da non contraddire, la complicità e il sesso, l'affanno di sembrare seria quanto sono, sbottonarmi la cintura e fare la cretina, il silenzio condiviso di chi si conosce tanto e bene, essere buffona quasi sempre.

C'è quello che pretendo da me stessa, quello che dico di pretendere, quello che vorrei pretendere.
La serenità e la sicurezza, la superficialità e poche domande, il buongiorno ogni mattina e fingere di non sentire gli insul…

Epistolario.

Carissimi organizzatori di rassegne cinematografiche mediamente interessanti,

sono una sopravvissuta.
Sono superstite alla grande epurazione/ammutinamento/rompimento-di-coglioni-da-lavoro-non-retribuito che affligge la redazione di uno sfigatissimo settimanale online, su cui, francamente, provo vergogna a mettere il mio nome, tanto che ho ipotizzato al direttore la possibilità di firmare i miei pezzi con lo pseudonimo di "Carmen Sandiego".
Ha riso molto, credendola una battuta scherzosa.
Vi scrivo comunicandovi che, da alcune settimane, avete l'onore di essere presenti sulla nostra rivista. Segnaliamo infatti ai nostri lettori l'appuntamento con la vostra rassegna cinematografica mediamente interessante.
I responsabili di eventuali tafferugli in sala sono certamente quei nostri tre o quattro lettori. Salutateli con la manina, a loro farebbe piacere. E comunque noi non ci assumiamo nessuna responsabilità per i danni che potrebbero causare a cose o persone.
Ora: noi abbiamo …