giovedì 3 gennaio 2013

Soprano.

Era solita piangere, quando la mattina camminava -troppo veloce- davanti all'entrata del conservatorio, e non sapeva riconoscere gli strumenti musicali che venivan fuori dalle finestre.
Una voce, certo, con il suo pianoforte.
Un violino, pure - un esercizio nervoso.
Ma quella volta -che sembrava Gershwin che sale morbido le scale- quella volta, non avrebbe proprio saputo dire.


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4 commenti:

  1. Quanti ricordi dei pomeriggi nel parco sotto le finestre del conservatorio ad ascoltare qualcosa che non sarà mai davvero mio.

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  2. che dolce questo post. non so perché mi ha colpita così tanto, ma... ma niente, proprio bello.
    chapeau

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