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Banjo is the future.

Oggi mi è tornato in mente uno che mi disse:

"La letteratura non serve a niente, i libri non mi fanno né caldo né freddo. Una che studia letteratura francamente non la capisco perché è, e sempre sarà, una fallita di merda. Io piuttosto ho un piano di crescita personale e professionale da attuarsi entro 5 anni. Degli step a traguardi intermedi di sei mesi. Se sono qui con voi è solo perché devo acquisire le competenze necessarie per il mio obiettivo".

E quale sarebbe il tuo obiettivo?


Mi pare si chiamasse Fabio.
Da quel giorno, noi del corso di formazione iniziammo a chiamarlo B.
Una mattina, un attimo prima che si aprissero le porte dell'ascensore, gli dissi:

"C'hai la faccia talmente da stronzo che quanto meno un giorno ti troviamo in politica".


La gente come me non gli fa niente alla gente come quello.

Il fatto era che un po' ce l'avevo, perché aveva attaccato il suo pippone durante la mia presentazione agli astanti. Stavo in piedi in mezzo al cerchio (quante volte ho vissuto questa scena degli alcolisti anonimi?) e dovevo spiegare il motivo per cui avevo scelto un verso di Kerouac come identificativo della mia incasinatissima persona.

FAIL.

Sempre oggi ho pensato alla storia della casa editrice e della sedia.
Poi a quando credevo che le cose sarebbero state facili e non lo sono state.
Poi al curriculum, che è una delle cose più tristi della vita, insieme all'Olocausto e a Il pianista di Polanski.

Quindi l'illuminazione: il mio futuro potrebbe essere il banjo.
Voglio unirmi, girovaga, a questi ragazzi che suonano sempre a piazza San Domenico. Il tizio con il violino assomiglia ad Robert Pattinson, ma almeno ha un talento lui: il violino appunto.
C'è quello con la fisarmonica, c'è il cantante che è davvero troppo basso, e qualcun'altro che mi sfugge.
Manca il banjo e quel tocco femminile che distingue gli artisti di strada dai FOTTUTISSIMI ARTISTI TALENTUOSI DI STRADA.
Duecento metri più avanti c'è una che suona l'arpa, con una maglia verde e la gonna lunga rosa. E' piuttosto quotata a via Benedetto Croce. Crea quella certa atmosfera fantasy che ad alcuni piace, ma che secondo me stona un po' in mezzo all'odore delle sfogliatelle.
Certo è che l'arpista è perfettamente inserita, se consideriamo che davanti alla chiesa del Gesù Nuovo si è messa la danzatrice del ventre con tanto di tappeto persiano.

Ma non perdiamo di vista il centro della questione.

SE RIESCO A ENTRARE NELLA BAND, A QUESTA LA FACCIAMO SLOGGIARE IN DUE SECONDI, RAGA', E CI PRENDIAMO TUTTI I SUOI SOLDI DA ARPISTA.

Devo solo imparare. Prenoto un'audizione da qui a qualche mese. Intanto mi esercito.

Ci vediamo fra 5 anni Fabio. E ricorda: don't mess with a banjo player. Perché quella che studiava lettere al massimo ti lanciava un libro dietro. Ma la suonatrice di banjo, lo strumento te lo spacca in fronte.


*Questo post è stato scritto dopo una prolungata esposizione ai Mumford & sons. I Mumford & sons nuociono gravemente alla salute e possono provocare effetti collaterali anche gravi. Tipo la demenza. Se si assumono  i Mumford & sons per un periodo prolungato, consultare il medico e avere cura di non consultare gli annunci di lavoro.*

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