lunedì 1 ottobre 2012

Strimpellamenti, ovvero: come non diventare Lane Kim.

Pensate che bello un programma musicale condotto da me.

Questa settimana, come la settimana scorsa, ascoltiamo il White Album dei Beatles. Parliamone. Per la seconda settimana consecutiva. Parliamone, dannazione.

Oppure:

Stanotte ho ascoltato Heroes di David Bowie 63 volte. Parliamone, ma non ditemi che ho le borse sotto agli occhi.
E così via.

Ciao Lane di Gilmore Girls, insegnami come ascoltare
due cd contemporaneamente.

Mettere su una puntata sarebbe abbastanza semplice: basterebbe sostituire "Heroes" e "David Bowie" con un titolo qualsiasi e un nome qualsiasi.

Ciao produttori televisivi. Abbiamo il canovaccio per ottomila puntate. Mi finanziate?

Anche da adolescente ascoltavo e riascoltavo le stesse cassette (perché io ero adolescente nell'età della pietra, è evidente), finché arrivavo a scrivere un poema epico su un passaggio di tonalità.
O finché non mi rompevo il cazzo e trovavo un'altra fissazione. Ecco come ho provveduto alla mia cultura musicale. Anzi no: come ho provveduto alla mia cultura STOP.
A botta di fissazioni.

Un programma a cadenza, diciamo, annuale permetterebbe al pubblico di apprezzare sensibili variazioni. Perché, diciamocelo, fra un mese starò ascoltando lo stesso cd di stamattina.

Ciao produttori televisivi. Il programma lo intitoliamo "Canzoni che non esistono per spettatori che non esistono". Da qui ai Telegatti è un attimo. 

Un giorno di agosto Costanza Pasqua twitta il video di Chapel Song, da me soprannominato: la mazzata emotivo-musicale che ci voleva.



Sono i We are augustines, Billy e Eric. Bravi e belli. Hanno una tristissima storia alle spalle, fatta di manager che li inculano, discografici che li inculano e vita che li incula.
C'è pure la morte di mezzo. Morte in carcere. Di un fratello più piccolo e scapestrato. Suicidio.

PIANGETE.

Se volete saperne di più e c'avete 40 minuti liberi, ascoltate questa intervista a una radio olandese, che io ho ascoltato distrattamente, solo cinque o seicento volte, mentre facevo altro. Hanno tutti una dannatissima voce profonda e setosa, anche la conduttrice che, non conosco, ma già amo in maniera molto lesbica.
E loro sono gentili e chiedono scusa per aver detto shit.
E guardano Breaking Bad.
Gli offrirei tè, pasticcini, una birra e un po' di cristalli di metanfetamina blu. Non so.

(Billy che mima Eric che gli porta i tacos quando il fratello è morto. Vabè ciao, cuore, è stato bello averti nel petto, fino a che non sei caduto sotto la scrivania, tra i fili del mouse e della stampante.)



Veniamo al dunque. Cosa cantano/suonano?
Un solo album, Rise Ye Sunken Ships, chè è tipo il cd per cui la notte non sto dormendo. Io non lo volevo nemmeno ascoltare perché, andiamo: un solo album? E dopo che faccio? Vado in un convento di carmelitane scalze?

Per fortuna i We are augustines prima erano i Pela.

BOOM!



Quindi c'è un altro album (Anytown Graffiti) e un botto di  video live da mettere nei preferiti su youtube. Operazione in cui potrei facilitarvi in qualche maniera, ma che consiglio vivamente di eseguire da soli, dato che io da sola l'ho fatta e sono una persona migliore adesso.
Perché lo sapete, no? Se iniziate a mettere nei preferiti i video fatti con il cellulare da un ragazzino impazzito che usa lo zoom a cazzo di cane, siete arrivati alla frutta ma avrete comunque fatto un lavoraccio.

E il lavoraccio nobilita l'uomo.

Questo post non è sponsorizzato da i We are augustines che, infatti, non solo non mi pagano, ma nemmeno hanno intenzione di venire in terra italica. Mi hanno detto che hanno in tutto 10 sterline in tasca e, per adesso, girano un po' l'Inghilterra.
Peccato, perché io ci voglio bene ai We are augustines.
Potrebbero ripensarci e farmi felice.
Anche a Milano va bene, non pretendo mica che vengano in Terronia. Mi organizzo con  l'Architetto e ci facciamo 800 km in macchina, ché a noi queste imprese non spaventano.
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