mercoledì 19 settembre 2012

Cinedomeniche vol. VI - Le saghe/Alien.

La Compagna Di Divano snocciola titoli a caso durante una cinedomenica e l’Autrice glieli rifiuta tutti.
L’autrice spinge il tasto play e dopo sette minuti quello stop.
La Compagna Di Divano decide allora di consultare l’enorme faldone che contiene l’elenco (alfabetico, cronologico, per generi) di tutti i dvd in nostro possesso.

(Avevate dubbi che esistesse un faldone del genere in casa mia?)

Scene di ordinario delirio.

Praga 2012.
La verità è che, scegliere tre film nell’arco di poche ore, è difficile. Le amicizie muoiono per questo. E i parenti non si parlano per anni.
Ecco che vengono in aiuto LE SAGHE
LE TRILOGIE. 
LE QUADRILOGIE
Magnifiche invenzioni che soccorrono le pulzelle in crisi di nervi.
La saga è bella e pronta, già montata, con la sua logica. Perfetta.
Abbasso Ikea.



Alien (Ridley Scott, 1979), Aliens Scontro finale (James Cameron, 1986), Alien 3 (David Fincher, 1992)
C’è stato un tempo in cui non avevo un bellissimo fidanzato, non mettevo lo smalto, non uscivo la sera, non sfoggiavo due pergamene di laurea inutili appese alla parete.
Avevo 8 anni e portavo l’apparecchio ai denti.
Mia madre aveva capito che il modello di donna a cui dovevo ispirarmi era Ripley, mitra nella destra e lanciafiamme nella sinistra.



La prima Saga della mia vita. L’unica. 
Fino ai quattordici anni ho portato il conto delle volte che l’ho vista: più di venti e meno di mille. Non dirò di più.
Sigourney Weaver veste i panni della donzella più badass dello spazio, Ripley: colei che, nel capolavoro apripista di Ridley Scott, ha visto il suo equipaggio squartato e rivoltato come un calzino dai lucertoloni più belli del cinema, creati da Carlo Rambaldi.
La nave spaziale Nostromo intercetta un segnale non meglio identificabile.
Che si fa? Andiamo a vedere cosa succede?
Un compagno ne ritorna con qualcosa attaccato alla faccia che non si può staccare, a meno di farlo morire. Ma poi si stacca, questo incrocio di crostacei disgustosi, come una crosta su un taglio. L’allegra cena che ne segue, smette presto di essere allegra.


Stasera, linguine all'astice.

Siamo negli anni ’70, e si vede. La fantascienza è silenziosa e sospesa, fatta di tensione, cavi e tubi di aerazione, che forse sono tubi di aerazione e forse no.


Chic spaziale anni ’70: micro slip e canotta, senza reggiseno,
per un sonno criogeno confrotevole.

“Nello spazio, nessuno può sentirti urlare” recitava la bellissima tagline. E c’aveva proprio ragione.
Capolavoro.

Aliens scontro finale è quello che volevo diventare a 8 anni: un Marine insubordinato e sarcastico.
Aliens scontro finale è gli anni '80 e '90: Billie Paxton, Michael Biehn, Lance Henriksen, Paul Reiser e una montagna di sparatorie con armi cazzutissime, briefing su mappe elettroniche, giochi pericolosi in sala mensa.

"Yeah Bishop, do the thing with the knife, please. I'm your biggest fan".




In questo secondo capitolo Ripley non ha messo la sveglia: il suo sonno criogeno dura una cinquantina d’anni di troppo. Non potete capire l’ansia che provavo al pensiero di svegliarmi, dopo tutto quel tempo uguale a come mi ero addormentata, senza sapere cosa fosse successo nel frattempo.

Adesso mi sembra una prospettiva bellissima: 50 anni e nemmeno una ruga. 

Ma Ripley non è una stupida donzella vanitosa. Il suo equipaggio è bello che andato, l’astronave distrutta, quelli che ci mettono i soldi sono incazzati neri e nessuno le crede. È una povera emarginata disposta a farsi i cazzi suoi pur di dimenticare. Ma no.
Paul Reiser e un marine simpatico come una scopa la convincono. E' il caso di andare a dare un occhiata proprio sul pianeta dove l’Alien attaccò il suo equipaggio: “Sono vent’anni che abbiamo mandato lassù famiglie con bambini, sa com’è!”


"Dai Ripley, vieni con noi, non voglio assolutamente prenderti per il culo".

 “Adesso è guerra.” Recitava la tagline. Certo. Ma non serve a una cippa.


Ciao montacarichi di Avatar, sei una copia e nemmeno riuscita bene.

Alien 3 è la epica conclusione in un tuffo che la Cagnotto se lo sogna. È l’unione e il divorzio con la Bestia che ti ha rubato la vita. È l’ennesimo maschio stronzo che non vuole credere a quello che dici e la paga carissima.
Cambia lo sfondo, i protagonisti sono gli stessi.
Ci troviamo in una colonia penale di maschi che non vedono una donna da anni. Fincher fa il suo dovere, ci mette tanto sangue, tanti fuck, tanti inseguimenti in corridoi che non finiscono mai.
Se qualcosa ancora emoziona non è merito suo ma di chi è venuto prima di lui.


"Ve l'avevo detto che c'era una bestia nelle condutture".

La trilogia è in realtà quadriformata. Vi presento Alien la clonazione di Jeanne Pierre Jeneut.

LA BESTEMMIA.

Unire fisicamente l’alien e Ripley è quanto di più sbagliato si sarebbe potuto fare. 
Eliminare la parte umana dalla donna che ha sacrificato la sua vita a combattere, uccidere e salvare vite di bambine e gatti, beh. Non si fa.
Quello che, nel primo quarto d'ora, era una trovata intelligente legittimamente inserita nella continuity della saga (finalmente La Compagnia mette le mani sugli Aliens per farne armi biologiche. Ne esce un alien-mammifero involontariamente comico) viene presto cancellato. 
Toh. Ecco che un gruppo di persone deve sfuggire a un gruppo di lucertoloni raggiungendo una navetta di salvataggio.

Vi suona familiare? E' che l'abbiamo visto già nell '79, nel '86 e nel '92.

Non. 
Si. 
Fa.

Andate e moltiplicatevi.
Ma attenti se vedete una cosa del genere.


 Avere un lanciafiamme. O fuggire.
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7 commenti:

  1. sono d'accordo su tutto tranne sul fatto CHE OGGI NON E' DOMENICAAAAAAA!

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    1. Ma Architetto! La cinedomenica è nell'anima!

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  2. Nella mia famiglia in questi giorni non si parla d'altro, complice sky che manda in onda tutta la serie! Mi sono rivista proprio oggi il secondo e poi il quarto! :)

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    1. Ah sì? Mica lo sapevo. E bravo Sky.
      Brava anche tu Betti, riguardiamo Alien come se non ci fosse un domani.

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    2. ahahaha esattamente, con tanto di lanciafiamme in mano!

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  3. Mi vergogno molto, moltissimo, ma Alien non l'ho mai visto .. ò-ò

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    1. Non perdere tempo a vergognarti Aleja, piuttosto rimedia!

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