lunedì 9 luglio 2012

E nel finale, colpo di scena: la protagonista muore.


Il fatto è che sono una che non vede mai il punto di niente.
Lo scopo.
I miei primi e secondi giorni sono sempre senza entusiasmo e senso.
Dove credete di farmi arrivare? Cosa pretendete di volermi insegnare?

Nei miei terzi e quarti giorni, tutti sono meno intelligenti.
Tutti meno interessanti.
Non parlo con nessuno e mi annoio. Mi annoio tanto da giurare di non essermi mai annoiata tanto, nemmeno alle lezioni di filologia romanza.
È che voi esseri umani dimenticate il dolore e continuate a partorire. Io dimentico e rinnovo la noia. Durante i terzi e quarti giorni non ascolto nessuno e probabilmente rispondo in maniera sgarbata e non dico né grazie né prego, piuttosto dico vaffanculo.

Al quinto giorno medito di abbandonare tutto. Probabilmente non mi faccio vedere.
Recupero la routine che, nella mia testa, è una parola che brilla come un’insegna teatrale di altri tempi.

Broadway.

Quelle emozionanti mattine sdraiata sul balcone a prendere il sole.
Interi pomeriggi passati a scegliere il colore dello smalto.
Il quinto giorno rimango a casa e ricalco la forma del mio corpo impressa sul letto, che è bastato tanto così e i contorni sono già meno precisi.
Mi avevano detto che ero abitudinaria e che era un difetto. Io avevo riso.
È che credo nella proprietà privata, nel senso che le cose che faccio ogni giorno, se non le faccio, non sono più mie. E se non possiedo nemmeno quelle, dato che gli oggetti vanno e vengono, ditemi voi cosa dovrei possedere.

I sesti giorni non chiamatemi al telefono: sono in bagno a piangere. Mentre mi lavo i capelli a testa in giù nella vasca da bagno.
Per una manciata di giorni odio tutti, non mi impegno, ho mal di stomaco e la mattina non riesco a mangiare.
Vi odio tutti, preparati e ignoranti, cafoni e boriosi, simpatici e disponibili.
E voi che sapete cosa rispondere ogni volta che vi chiedono cosa ci state a fare qui, mentre io non so un cazzo di niente.

Poi succede che conveniamo sulla grandezza de La valle dell'Eden rispetto a Gioventù bruciata.
Facciamo fuori una che ci stava sulle palle.
Iniziamo a offrirci il caffé a turno.
Facciamo figure di merda davanti alla videocamera.
Scriviamo una lista di film da vedere.
Ci sediamo vicino per copiare meglio.
Parliamo dei nostri Architetti e Ingegneri e Traduttrici.
Scopriamo che sappiamo scrivere, dipingere e inventare slogan pubblicitari migliori di quelli dei nostri docenti.
Ci innamoriamo del ragazzo del quinto piano.
Ci accorgiamo che il Master of horror
sta per,
è quasi,
praticamente è finito e mi sembra di esser stata la sola ad aver fatto tutto questo casino.
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