martedì 12 giugno 2012

Per quattro giorni ho pure lavorato.


"E insomma" le chiedono, "cos'è che le piacerebbe fare nella Nostra Casa Editrice Di Famiglia?"
"Guardi come le ho detto" risponde, "mi sono laureata ieri l'altro. Non ho idea di cosa si faccia in una casa editrice, tranne visionare dattiloscritti, suppongo".
"Ecco. Noi questo non lo facciamo mai".
"Nel senso che c'è chi lo fa per voi?"
"Nel senso che non riceviamo dattiloscritti".

La ragazza è confusa. 

La sede della Grande Casa Editrice Di Famiglia.
Perché inserite annunci per stagiste in una casa editrice? chiederebbe la ragazza, che però sta guardando la sua mano destra stretta dalla mano destra del Collaboratore appena entrato nella stanza.

"Dunque, come le spiegavo, non riceviamo dattiloscritti" continua il Grande Capo e la ragazza si preme virtualmente le dita sulle meningi per capire bene. Purtroppo si perde da qualche parte tra "servizi per lo spettacolo", "booklet" e "agenzia di servizi editoriali" e decide di abbassare il volume al minimo.
Capisce che qualcosa è andato storto quando ha creduto a quella cosa che "si deve iniziare a fare uno stage gratis da qualcuno e il lavoro si trova".
Annota a mente che deve dire due parole a quello che gliel'ha detta, 'sta cosa.

Così la ragazza con la maglia a righe viola e grigia inizia i suoi 4 giorni di lavoro nella Casa Editrice Di Famiglia.




La ragazza con la maglia a righe non ha una sedia.
Cosa che non sarebbe nemmeno troppo grave se avesse qualcosa da fare.
Purtroppo è tutto molto confuso, è il 2 settembre, abbiamo appena ripreso a lavorare, fa caldo e c'è l'anticiclone delle Azzorre.
Le telecamere a circuito chiuso della Casa Editrice Di Famiglia la riprendono pascolare da una scrivania all'altra, mentre finge interesse nel lavoro altrui e intralcia gli spostamenti di chiunque nella stanza.



Il Grande Capo decide di premiarla.
"Si vede che lei è intelligente. Ecco il dattiloscritto del prossimo romanzo poliziesco del Noto Attore di Fiction. Lo legga e mi dica che ne pensa, dato che ha tutte quelle lauree in roba da letterati. Già che c'è, corregga i refusi. A casa sua, cortesemente, che intanto le troviamo una sedia".
"Ma non aveva detto che non ricevevate dattiloscritti?"
"Il Noto attore di Fiction è mio cugino".


Quando un giorno e mezzo dopo la ragazza con la maglia a righe torna in ufficio con il manoscritto corretto e un paio di pagine di considerazioni sull'opera, è felice.
Non ha detto a nessuno che le manca la mamma e la sorella, e non le piace non sapere cosa succeda in casa né mangiare da sola quando rientra per il pranzo, e si sente a disagio come tutte le volte che inizia a fare una cosa nuova, e non dice niente anche se sa cosa dire. Però si è laureata ieri l'altro e ha messo piede in una Casa Editrice di Famiglia che non sembra affatto una casa editrice, però se i proprietari la considerano tale, sarà così. Si deve pur iniziare da qualche parte.

Consegna il pacco di fogli al Grande Capo che legge le pagine di considerazioni e rimane perplesso davanti all'espressione "italiano standard".
Cosa avrà voluto dire? pare domandarsi il Grande Capo, mentre osserva il foglio.
"Signorina, cosa ha voluto dire?" chiede ad alta voce.

Fatemi capire: devo spiegare al Capo della Casa Editrice di Famiglia cosa significa italiano standard? si chiede la ragazza con la maglia a righe, che però sta zitta e ammette di essersi spiegata male. 
Voleva dire: il romanzo è molto bello.


Il terzo giorno si consuma il dramma.
La ragazza con la maglia a righe non potrà avere la sua sedia. Pare che le aziende produttrici di sedie siano andate in fallimento e che nemmeno nei pressi di un bidone dell'immondizia si possa reperirne una.
"Giacché sei in piedi", le suggerisce il Collaboratore, "potresti ordinare quello scaffale lì".
La ragazza ordina e spolvera solo perché ci sono dei libri: li vuole accarezzare e tenere stretti al petto e sussarare loro "siete state sfortunati, ma sappiate che i vostri gemelli sono in un posto migliore, tipo nel reparto libri di Auchan".

"La vedo attenta e piena di voglia di imparare" esordisce la mattina del quarto giorno il Grande Capo. "Oggi è tempo di cartoncino Bristol, pennarelli e forbici con la punta arrotondata!"
La Casa Editrice di Famiglia vive di programmi a lungo termine. E' necessario un calendario multicolor disegnato su cartoncino per tenere sott'occhio le scadenze dei progetti.
"Quali progetti?" chiede la ragazza.
"I progetti che abbiamo in cantiere" fa il Grande Capo guardando orgoglioso fuori dalla finestra.
E poi il cartoncino non entra sulla scrivania: bisogna stenderlo a terra. Quindi la ragazza non ha bisogno della sedia, poiché deve accomodarsi sui talloni.

Pensavo fosse amore, invece era una sedia.
La mattina del quinto giorno la ragazza con la maglia a righe sa una cosa che nessun altro sa.
Fa caldo, piove, i capelli sono crespi, la maglietta già sudata dopo nemmeno 10 minuti che l'ha messa. Cammina quattrocentododici passi e arriva alla Casa Editrice Di Famiglia che, diciamo la verità: è praticamente dietro casa e sta al piano terra di una palazzina.
Suona alla porta e nessuno apre.
Suona ancora.
Niente.
Forse è ancora il sogno dell'altra notte, quando ha sognato di lavorare gratis in una casa editrice di merda. Allora si era svegliata sollevata, ma poi si era ricordata che era il terzo giorno.
Aspetta fino alle 10 sotto la pioggia quando il Collaboratore fa la sua comparsa.
Da soli in ufficio si lasciano andare a confidenze.
"Mi dispiace per la sedia. Credevamo che Collaboratrice avrebbe ridotto il suo orario a mezza giornata. Così avresti avuto la sua sedia, almeno il pomeriggio".
La ragazza annuisce comprensiva.

Poi arriva il Grande Capo e va a licenziarsi.
"Durante gli studi si crede che il lavoro sarà rose e fiori. Invece non è mai così. Le do un paio di giorni per pensarci: se va via, se ne pentirà" le dice paterno.
"Sarà. Per adesso vaffanculo".

Esce fuori che sta ancora piovendo. Fa i quattrocentododici passi di ritorno senza aprire l'ombrello e trema, a ogni passo, un po' di meno.
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3 commenti:

  1. Se vuoi te la posso dare sempre io una sedia!Sai qual'è la tua sfortuna?Quella di essere nata nella città sbagliata, nel periodo sbagliato e senza le conoscenze giuste!Ma come dico sempre arriverà il tuo momento ,non mollare, per quello che può contare, io credo in te!

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  2. Da dietro le cattedre universitarie non insegnano il coraggio di fare delle scelte, ma è così che si cresce...

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    Risposte
    1. E non è l'unica cosa che non insegnano.
      Grazie di essere passata :)


      @Architetto: Tutte le sfortune io c'ho? XD

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