giovedì 31 maggio 2012

Cose che non voglio leggere quando mi siedo sul divano a leggere #1.

Ho letto un libro in cui loschi figuri era usato senza alcuna intenzione comica.

Ho bisogno di un abbraccio.
Certe cose non le posso vedere.
Datemi una coperta e un peluche da stringere.

Sono colta da delirium tremens quando leggo certa roba. Perché, o sommo poeta, non puoi far vomitare la gente. Non è carino. Ci sono tanti quaderni e diari con le copertine decorate e i lucchetti per mantenere i segreti. Ecco: scrivi lì.
Oppure apriti un blog, come tutti i comuni sfigati.

Ci sono cose che non voglio leggere.
Se le leggo mi viene una ruga.
E sono troppo giovane per avere le rughe.

Le frasi fatte.

Parliamone. Anzi no. Se avete il coraggio, parlatene voi, ma sappiate che poi io prenderò le mie stelle ninja e mirerò ai vostri bulbi oculari.  Normalmente io non rivolgo nemmeno la parola a uno che mi dice che una rondine non fa primavera.
Come a quelli che mi chiedono di che segno sono.
Tagliategli la testa.



L'Autrice subito dopo aver risposto: "Scorpione."

In piena adolescenza  mia madre pensò che quella roba lì di scrivere sarebbe passata come era passata la fase punk dei bracciali con le borchie.


Così mi regalò questo Ricettario di scrittura creativa di Brugnolo-Mozzi con cui mi sono divertita per un po'.
A pagina 454 c'è una bellissima storia fatta di frasi fatte tratta da Povero Pinocchio, testo curato da Umberto Eco.
E' così bella che fa sanguinare gli occhi.
E' così bella che, dopo averla letta, non riuscirai nemmeno a pensare una frase fatta per tutto il resto della tua esistenza.
Certe cose sono terapeutiche.

"Non poteva continuare a restare con le mani in mano. Si sarebbe data una smossa: non voleva certo continuare a mangiar polvere."

E continua così per una vita. Commovente.

Allora io soffro se, in un romanzo pubblicato da Sua Maestà delle Case Editrici, gli applausi sono scroscianti, il vento sferzante, e batte sempre 'sto cazzarola di vento. Batte. Il cuore si stringe. Gli oggetti contundenti si brandiscono sempre.
Eccheppalle.

Se poi passiamo al romanzo misterioso che ho dovuto leggere nei giorni scorsi, sappiate che ho desiderato di porre fine alle mie sofferenze piantandomi una forchetta nel cuore.
Volti scavati, loschi figuri, cuori e capanne, staffe che si perdono e una cosa come filibustiere. Filibustiere.
Che nel senso della frase avrebbe potuto essere elegantemente sostituito con figlio di quella puttana di sua madre o bastardo.

Se vi viene da chiedermi "Ma allora, tu che sei tanto brava a rompere i coglioni, come lo descriveresti un applauso?" io vi rispondo che se non c'è niente di meglio che scrosciante, non lo descrivo manco per niente.
Chissene di un applauso che è banalmente scrosciante.

Le parole a un certo punto si consumano e non significano più niente. Allora è meglio non usarle più.
Amen.
RIP.

E comunque rompo quanto mi pare, non perché credo di saper scrivere ma perché sono sicura di saper leggere.
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1 commento: