venerdì 18 maggio 2012

Che a volte uno, per salvarsi, fa una stronzata.

Sette anni fa ho ascoltato per l'ultima volta la Nona Sinfonia di Beethoven, una notte che dall'altra parte del muro, invece di dormire o fare sesso, preferivano minacciarsi di morte.

Allora io mi sveglio e sta suonando lo Scherzo negli auricolari del mio lettore cd.
La musica ascoltata di notte è più forte che di giorno, anche se il volume è proprio lo stesso. Ma distinguo perfettamente tra i colpi del timpano in fondo all'orchestra e quelli di un pugno contro la parete. Così intervengo con una presenza di spirito che passerà poi alla storia per il coraggio che la contraddistinse, mentre io la ricordo solo per come era ridicola la mia voce.


Sei anni fa ero in una pizzeria del centro con due mie amiche e tentavo di spiegare che non mi interessava più niente.
Nel senso che studio solo nell'attesa che "non abbassare la media del 29" diventi disciplina olimpica. Non mi piace né uscire né stare in casa. Nemmeno leggere mi va e la mia migliore amica quasi si fa scendere una lacrima.
-Non è che sei depressa?- mi fa l'altra, mentre il cameriere porta le pizze.
Un po' glielo rovino il pranzo. Insisto, ma non ce la fanno proprio a capire che andare all'università per stare in mezzo a loro mi provoca un folle desiderio di Zappare La Terra.
A un certo punto smetto di parlare e le faccio continuare senza di me. Manco se ne accorgono.

Oggi succede che devo provare assolutamente qualcosa e falliscono miseramente tutti i più grandi musicisti della storia. Alla fine prendo Beethoven e, dopo tutti questi anni, lo ritrovo che ha ancora quella eroica notte del cazzo attaccata addosso.
Per avere una prova.



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