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Visualizzazione dei post da Maggio, 2012

Cose che non voglio leggere quando mi siedo sul divano a leggere #1.

Ho letto un libro in cui loschi figuri era usato senza alcuna intenzione comica.

Ho bisogno di un abbraccio.
Certe cose non le posso vedere.
Datemi una coperta e un peluche da stringere.

Sono colta da delirium tremens quando leggo certa roba. Perché, o sommo poeta, non puoi far vomitare la gente. Non è carino. Ci sono tanti quaderni e diari con le copertine decorate e i lucchetti per mantenere i segreti. Ecco: scrivi lì.
Oppure apriti un blog, come tutti i comuni sfigati.

Ci sono cose che non voglio leggere.
Se le leggo mi viene una ruga.
E sono troppo giovane per avere le rughe.

Le frasi fatte.

Parliamone. Anzi no. Se avete il coraggio, parlatene voi, ma sappiate che poi io prenderò le mie stelle ninja e mirerò ai vostri bulbi oculari.  Normalmente io non rivolgo nemmeno la parola a uno che mi dice che una rondine non fa primavera.
Come a quelli che mi chiedono di che segno sono.
Tagliategli la testa.




In piena adolescenza  mia madre pensò che quella roba lì di scrivere sareb…

Global Thermonuclear War.

Ho fatto un sogno.

Un altro.

Sono al Master of Horror in questo momento.
Sono al Master of Horror e penso alla fine del mondo.

Se ci fosse la fine del mondo, adesso, fuori dalla finestra, almeno avrei qualcosa da fare.

Ho bisogno di scrivere ed essere tormentata, invece.

Invece ora facciamo cronaca giudiziaria.


Che a volte uno, per salvarsi, fa una stronzata.

Sette anni fa ho ascoltato per l'ultima volta la Nona Sinfonia di Beethoven, una notte che dall'altra parte del muro, invece di dormire o fare sesso, preferivano minacciarsi di morte.

Allora io mi sveglio e sta suonando lo Scherzo negli auricolari del mio lettore cd.
La musica ascoltata di notte è più forte che di giorno, anche se il volume è proprio lo stesso. Ma distinguo perfettamente tra i colpi del timpano in fondo all'orchestra e quelli di un pugno contro la parete. Così intervengo con una presenza di spirito che passerà poi alla storia per il coraggio che la contraddistinse, mentre io la ricordo solo per come era ridicola la mia voce.


Sei anni fa ero in una pizzeria del centro con due mie amiche e tentavo di spiegare che non mi interessava più niente.
Nel senso che studio solo nell'attesa che "non abbassare la media del 29" diventi disciplina olimpica. Non mi piace né uscire né stare in casa. Nemmeno leggere mi va e la mia migliore amica quasi si fa s…

Sto benissimo, grazie.

Non ho voglia di scrivere niente, tranne quello che non posso ancora scrivere.
Devo leggere un brutto libro, ma ho paura di disimparare le parole belle.
Leggo tappandomi le orecchie.
Non posso mettere in ordine, perché non è arrivato ancora il momento.
Allora metto un altro po' di disordine e, nei tempi morti, mi metto lo smalto.



Cinedomeniche vol. IV - Bad guys.

Io non voglio generalizzare o categorizzare il genere femminile e l’umanità tutta. Però, amici telespettatori, sullo schermo i cattivi sono affascinanti e i principi azzurri so’ ‘na palla. Sullo schermo. In linea di massima, non mi sognerei mai di accasarmi e covare uova con un serial killer, soltanto perché è più figo di quello che vende il latte. Però il serial killer è più figo. Nel regno della finzione possiamo fare quel cavolo che ci pare. Quindi questo quinto volume di cinedomeniche è tutto dedicato ai bad guys.
Pazzi, esaltati, violenti, meschini: sono quelli che  rubano lo schermo ai fautori della legge, del bene o semplicemente della morale comunemente accettata. Come mai?
Boh. Però è così.


 I maschi che passassero di qua sono liberi di confermare che, sì: vorrebbero sicuramente essere Woody Harrelson in Natural born killers, piuttosto che Patrick Dempsey in Come d’incanto.
Come volevasi dimostrare.