domenica 8 aprile 2012

Cinedomeniche vol. III - Arrivano i vampiri.

Sono stata una fan di Buffy.
È colpa di Sarah Michelle Gellar se ho iniziato a consumare telefilm in maniera compulsiva.
Prima c’era stato Friends, certo. Ma Buffy mi fece uscire di senno.
Comprai i dvd di tutte le stagioni in uscita con TV sorrisi e Canzoni. A conti fatti, se avessi chiesto ai protagonisti di farmi una performance live nella mia stanzetta, avrei speso meno.
Purtroppo internet doveva ancora schiudermi le sue infinite possibilità di delinquere.

Mr. Stoker, dall'aldilà, ci guarda e ci giudica.
Non in maniera positiva, ovviamente.
 Ho dunque pensato che un volume di #cinedomeniche dedicato ai vampiri avesse una sua dignità.
Ma è doverosa una premessa.
I vampiri sono gente cattiva. Non l’ho deciso io. È la letteratura che lo dice.
Dal 1897.
E ancora prima le leggende. I secoli di terrore e gente impalata da Vlad l’impalatore. Mica un soprannome a caso.
Poi sono diventati anche sexy, perché il male è affascinante. Come la morte e la vita eterna con un demone che si stabilisce al posto della tua anima. Il peccato è sexy, le orge, gli occhi trasparenti, la pelle fredda, il pallore e il fatto di trovarsi davanti a uno che, dopo 400 anni di vita demoniaca sulla terra, di cose ne ha viste.
Tertium non datur.
Cioè se non sono cattivi, non mordono, non uccidono, non bazzicano i cimiteri, non hanno una condotta deprecabile eppur sexy, non sono vampiri.
Sono solo Bella e Edward.
Fatevene una ragione.
Di quella roba io non parlo.




Trilogia classica.
Nosferatu (1922), Dracula (di John Badham 1979), Dracula il vampiro (1958).

Lo sceneggiatore di Nosferatu, tale Henrick Galeen, doveva avere avi napoletani.
Non si spiega altrimenti la furbizia con cui scelse di scopiazzare il romanzo di Stoker ma cambiando tutti i nomi, per non pagare i diritti di autore. Genio.
Nosferatu è il vero film muto su Dracula. Guardate Nosferatu che è veramente degli anni Venti e che non ha come protagonista quel figo di Jean Dujardin, ma Max Schreck che ha ispirato il nome di un certo orco verde dei cartoni, tale era la sua bellezza. Un terrore tutto diverso da quello moderno, ma quanto più affascinante?

Max Schreck ha in camera un poster di Jean Dujardin.

Prima di essere Saruman, fratello di parrucca di Gandalf ne Il signore degli anelli, Cristopher Lee è stato il vampiro per eccellenza, sua Maestà Dracula. La sua faccia crea l’immagine che poi è diventata classica: capello corvino, dante aguzzo, mantello nero. Oltre a forza sovraumana, pipistrellaggine e via dicendo.


Il fascino del male passa per dentista e parrucchiere.

Il 1979 è praticamente ieri. Dracula di John Badham, interpretato da Frank Langella, sta sconfinando già nel territorio del sexy. Il suo toupet è degno di Mal dei Primitive, certo. Ma Nina e Lucy non riescono a resistergli, dando un’impronta notevolmente erotica a tutta la faccenda del sangue, della sottomissione e della manipolazione della mente.
Enorme merito per una estimatrice del romanzo: riporta sullo schermo piuttosto fedelmente sia la storia che l’atmosfera create sta Stoker. Più di altri.
Lawrence Olivier è Van Helsing. No, dico. Lawrence Olivier, mica mio cugino.

La trilogia sexy.
Intervista col vampiro (1994), Dracula di Bram Stoker (1992), Miriam si sveglia a mezzanotte (1983).

Dopo una breve ricostruzione posso affermare che, sì.
Poteva essere il 1994 quando attaccavo gli sticker della copertina del Cioè sul mio diario.
Un paio di pagine erano dedicate a Christian Slater. Ci sono le prove, da qualche parte nel mio armadio.
Intervista col vampiro è una raccolta di bellocci dell’epoca con i capelli selvaggi. Brad Pitt e Tom Cruise erano appena trentenni. Uno era stato il cappello texano senza maglietta di Thelma e Louise, l’altro il Top Gun che suona il campanello e ti chiede se può farsi una doccia nel tuo bagno.
E poi Slater, che dopo gli anni ’90 non se l’è filato più nessuno.
Ma allora andavano benissimo a far vivere il romanzo di Anne Rice. Cruise è un Lestat pazzo e sanguinario che fa vampiro Pitt, ancora legato alla sua umanità. Ma Lestat non si commuove. MAI.
Nemmeno quando Brad gli sfoggia la sguardo da cucciolone impaurito.

Tom Cruise è di bocca buona.
 Infatti continua a sventrare giovani donne durante amplessi mortali. Intanto Brad si arrangia con topi e galline. Poi arriva la piccola Kirsten Dunst, un capelluto Antonio Banderas e un gruppo di teatranti: la faccenda si complica.
I vampiri del film di Neil Jordan amano uomini, donne e bambini, si picchiano, si odiano, poi si amano di nuovo, poi si danno fuoco. Sono spudorati, violenti e fuori di testa.
Ci piace.
Dracula di Bram Stoker di F.F. Coppola ci piace meno. Piace a tutti, eh. Lo so. Perché è sexy e moderno e pieno di sangue che scorre a fiumi.
Ma a me no. Perché è così lontano dal romanzo che sventola nel titolo e ne tradisce l’atmosfera.
Perché Van Helsing è un vecchio sporcaccione e non un luminare che salva il culo a tutti.
Perché Gary Oldman ha un toupet che strappa più di una risata, portando all’attenzione della società civile che i vampiri sullo schermo hanno sempre problemi con i parrucchieri.
Miriam si sveglia a mezzanotte è girato dal fratellino di Ridley Scott che ha lavorato anni nella pubblicità. E si vede.
Sembra lo spot di un profumo lungo un’ora e mezza. Ma ci sono Catherine Deneuve e David Bowie.

In un altra vita, l'Autrice rinascerà nel corpo di Grace Mirabella,
direttrice di Vogue prima di Anna Wintour .

Lei sembra uscita da Vogue.
Lui da Vogue Uomo.
La loro casa da Vogue Casa.
Sono bellissimi e plastici. Per lo più nudi e accarezzati da un vapore che va esattamente dove vuole il regista.

Una bella doccia a favore di camera è quello che ci vuole
dopo una massacro.
 Il fumo delle loro sigarette sale verso il soffitto in volute pittoresche e perfette.
La luce dalle loro finestre li colpisce in righe geometriche e perfette.
Ogni inquadratura è un photoshoot del September Issue.
Le musiche sono un fighissimo incrocio di disco e classica. Tutto patinatissimo.
Solo ci sono un po’ troppi veli e candele. Come in un brutto video di Celine Dion.
La trama?
Je suis Catherine Deneuve e i miei amanti schiattano.

La trilogia comica.
Per favore non mordermi sul collo (1967), Les dents de la nuit (2008), Dracula morto e contento (1995).

Amo i bei film demenziali di un tempo. L’aereo più pazzo del mondo è un demenziale intelligentissimo. Non si può dire lo stesso di Dracula morto e contento, che non passera alla storia come il miglior film di Brooks (certo che, se uno sforna Krankestein Jr. poi dopo e condannato dalle aspettative).
Ma come si fa a non amare Leslie Nielsen? No sul serio, ditemelo.
Vi sarà capitato di vedere questo Les dents de la nuit filmetto francese del 20008 su raimovie.
Posso dirlo con una certa sicurezza, giacché lo danno quasi a rotazione. Beh non è male. È una parodia dei clichè del genere, senza però essere quell’accozzaglia di citazioni che sono diventati i vari scary/epic/sex movie. Insomma, non si limita a prendere in giro Twilight mettendo sullo schermo un sosia brutto di Pattinson. Poraccio, spariamo sulla croce rossa. Si parla anche dei capelli e balsamo.
Come volevasi dimostrare.
Di tutt’altro livello il film di Polanski. Che non è esattamente una parodia, non è assolutamente un demenziale, non è affatto un horror. E' un po' di tutto e fa sorridere, più che ridere. E' elegante, mai volgare. C'è una bellissima Sharon Tate, tre anni prima che venisse uccisa dalla banda di Manson.

Fuori trilogia.
Il primo è Dal tramonto all’alba (1996) di Robert Rodriguez.
Che è una cazzata.
Però si deve vedere perché è di Rodriguez. E c’è Tarantino, che ha anche scritto la sceneggiatura. E quando lo vidi per la prima volta ero ancora innamorata di Clooney. E i signori uomini ancora sognano Salma Hayek e il suo serpente.
Però è una cazzata, non c’è via di scampo.
Il secondo è Van Helsing (2004), da guardare per farsi due risate, ma solo con lo spirito giusto.
Cioè quello di un dodicenne.
Il vecchio professore olandese diventa un muscoloso e atletico giovanotto con i capelli sbagliati (aridaje) e con la faccia di Hugh Jackman.

Persino a Ugo non donano questi capelli.
Se la deve vedere con Frankestein, l’Uomo Lupo, Dracula e pure dottor Jeckyll.
Manca solo Gargamella.
Ma, d’altra parte, cosa ci potevamo aspettare dal regista de La mummia?
Sempre fuori trilogia, ma stavolta non c’è niente da ridere.
Inserite in una cinedomenica a caso il bellissimo Lasciami entrare, film svedese del 2008. Protagonisti due bambini: lui, che soprannomineremo Caschetto D’oro, è ignorato dai genitori e vittima dei bulli a scuola. Solo, solissimo con il suo cubo di Rubik fa conoscenza di lei, vampirella dodicenne sola solissima per via di quella cosa chiamata eternità. È una specie di storia di amore e amicizia delicatissima, immersa nel glaciale paesaggio della periferia di Stoccolma. Gli adulti sono impegnati a pensare ad altro, i bambini se la devono cavare da soli. Anche per cercare il sangue con cui cenare o per dare una lezioni ai bulletti del quartierino (la scena in piscina è una cosa violentissima e delicata al contempo).
Fa freddo anche in 30 giorni di buio, horror del 2007 ambientato in Alaska, in un ameno paesino in cui per un mese il sole non si prende il disturbo di sorgere.
Un posto ideale per una banda di vampiri sanginari, no?
Apprezzabile. Poi, figuratevi, a me fa paura tutto. Quindi.
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2 commenti: