giovedì 1 marzo 2012

Perché alcuni giorni hanno una freccia lampeggiante rossa, e altri no.

Una notte, ho finito il mio romanzo.
Erano le 3.38.
Ho scritto la parola FINE, non perché fosse necessaria, ma per fare un po' di scena.
Poi ho guardato in basso a destra l'orologio e il 3.37 si è trasformato in 3.38.

Quindi alle 3.38 ho finito il mio romanzo.

Era stata una giornata in cui avevo tenuto penne in mano solo per il gusto di far scattare continuamente il tappo.
Avevo accavallato le gambe solo perché potevo far dondolare meglio il piede.
La Compagna di Divano mi aveva rivolto la parola, ma io guardavo così attentamente le lenticchie che avevo nel piatto che non l'avevo sentita.

La sera stessa o quella dopo, non mi ricordo, sono uscita con l'Architetto. Gli ripetevo Lo sapevo, lo sapevo che era la giornata buona! e lui mi diceva Brava, brava! e abbiamo brindato con boccali di birra.
Che poi, mica è vero che lo sapevo. Però quel giorno ero stata troppo, troppo sveglia e la testa mi girava e avevo un sacco di cose da dire, solo che non le ho dette, ma le ho scritte e toh.

Certo è che il mercoledì è sempre pieno di significati nascosti, se lo si guarda dal giovedì.

Non appena l'Autrice ha scritto la parola FINE, tutti gli spettatori
si sono alzati e hanno raggiunto l'uscita.

 Ma poi due giorni fa il volume del televisore era oggettivamente troppo alto.
E per di più era sintonizzato su Maria de Filippi.
Degli anziani ballavano sulle note di Granada.
Ma soprattutto, Maria de Filippi.
E gli esseri umani che abitano questa casa alzavano la voce tutti insieme e tutti nelle mie vicinanze.
E io dovevo scrivere una sinossi, che praticamente è un riassunto.
Un riassunto. Proprio io.
E mi sono accorta di aver scritto male il nome di un famoso architetto, proprio un secondo prima di premere il tasto invia.
Allora ho urlato a tutti di chiudere la boccaccia e buttare il televisore in una discarica.
Così mentre la porta sbatteva e in lontananza mi accusavano di credermi una Virginia Woolf del cazzo, ho mandato quello che ho scritto a una casa editrice.

Non credo che, ripensando a questo giorno, ripeterò Lo sapevo, lo sapevo alzando in alto un bicchiere di birra.

E poi stava suonando ancora Granada.





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1 commento:

  1. forse il mio giudizio non conta molto ma ti assicuro che hai fatto un ottimo lavoro e sono fiera di te, poi se ci saranno gratificazioni tanto di guadagnato, si sa fa sempre piacere ma per me è già un successone!

    www.thedesignexperience.wordpress.com

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