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Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

Cos'hai da guardare?

Aspetta. E chi si muove.

Qualcuno sa dirmi in che anno è uscito il Libro delle Risposte? Non mi va di chiedere a Google.
No, perché ricordo di essermi nascosta dietro un pilastro in una libreria Feltrinelli e avergli chiesto se avrei mai trovato l’amore. E visto che ho trovato l’Architetto da un numero di anni tale che, a dirlo, sembrerei molto più vecchia di quanto sono, deve essere successo, diciamo, molto tempo fa.

In ogni caso, sono poi usciti i vari libri tematici. Perché, per fare i soldi sulla stupidità della gente, si trova sempre un modo.

Il libro delle Risposte d’Amore (consultabile online, amici da casa. Toccatevi la fronte e contemporaneamente fate click col mouse:saprete la verità sul vostro partner. Cercatelo, se avete coraggio.)
Il libro delle Risposte di Lavoro.
Il libro delle Risposte di Paulo Coelho.
Il libro delle Risposte di Paolo Brosio.

Però l’originale è quello con la copertina nera e la scritta argentata che fa molto Holy Bible nei cassetti dei comodini dei motel americani.
Un libro i…

Come sopravvivere alle gattare grazie a Martin Woodhouse.

Ci sono diversi e bellissimi motivi per cui ho deciso, di punto in bianco, che portarmi dietro un libro da leggere negli spostamenti per raggiungere il Master of horror, potesse rivelarsi piacevole.

Perché lo faceva Rory in Gilmore Girls.
Perché sembro molto raffinata.
Perché finché avrò un masterizzatore dvd non passerò sera senza guardare film; e quindi non leggerò.
Perché non mi piace chiaccherare con le vecchie alla fermata del pullman.
Perché il tentativo di ascoltare la musica è fallito miseramente.


Solo che. Solo che.

Solo che io vivevo nell'errore. Credevo di vivere in una città in cui una ragazza con i capelli rosa, lo smalto blu, una maglietta stracciata e un cappottino Burberry potesse salire e scendere dalla metropolitana con un libro sotto un'ascella e l'IPad sotto l'altra, nell'indifferenza più completa.
A Berlino. O su Plutone. Non so.

E invece no.


Ivette senza tette.

Nel 1993 poteva succedere di avere nove anni e non conoscere le parole de La solitudine della Pausini.
Se non le conoscevi, non eri nessuno.
Tra gli innumerevoli motivi per cui a nove anni non ero popolare, c'era che non conoscevo le parole de La solitudine.


 Noi amichette più strette salivamo sulla giostrina che girava e cantavamo in coro La solitudine mentre andavamo sempre più veloce.

Solo che io cantavo in playback.

Francamente mi vanto ancora adesso della scaltrezza grazie alla quale capii che, muovendo anche solo le labbra, avrei ottenuto lo stesso risultato.
Sono passati tanti anni e di lampi di genio simili, se ne sono visti pochi (tranne quello di ieri in cui mi sono trasformata in una super-sexy-spia-agente-della-CIA. Ma questa è un'altra storia.)


Perché alcuni giorni hanno una freccia lampeggiante rossa, e altri no.

Una notte, ho finito il mio romanzo.
Erano le 3.38.
Ho scritto la parola FINE, non perché fosse necessaria, ma per fare un po' di scena.
Poi ho guardato in basso a destra l'orologio e il 3.37 si è trasformato in 3.38.

Quindi alle 3.38 ho finito il mio romanzo.

Era stata una giornata in cui avevo tenuto penne in mano solo per il gusto di far scattare continuamente il tappo.
Avevo accavallato le gambe solo perché potevo far dondolare meglio il piede.
La Compagna di Divano mi aveva rivolto la parola, ma io guardavo così attentamente le lenticchie che avevo nel piatto che non l'avevo sentita.

La sera stessa o quella dopo, non mi ricordo, sono uscita con l'Architetto. Gli ripetevo Lo sapevo, lo sapevo che era la giornata buona! e lui mi diceva Brava, brava! e abbiamo brindato con boccali di birra.
Che poi, mica è vero che lo sapevo. Però quel giorno ero stata troppo, troppo sveglia e la testa mi girava e avevo un sacco di cose da dire, solo che non le ho dette, ma le ho s…