lunedì 6 febbraio 2012

Pornodilemma.

C'è stato un certo momento in cui ho pensato di guardare un porno.

Per scopi artistici, s'intende.
Scrivere una scena di sesso è difficile. O almeno lo è stato per me.
Anche scrivere qualcosa che sia sensuale è difficile. Perché quel personaggio piace tanto a quell'altro personaggio? Perché quella ragazza fa gemere di desiderio tutti quelli che le posano lo sguardo addosso?
Boh.
Però lo dovevo scrivere. Andava fatto.

L'altra notte guardavo il remake di un film che amo molto, tratto da un romanzo che amo molto. Parlo di Lolita del '97, remake di quello del  '62, tratto da Nabokov.
Lolita del '97 è semplicemente volgare. Basta poco così per oltrepassare il limite.

L'autrice combatte da anni contro il maltrattamento
di frutta e verdura nel mondo dello spettacolo.

Per i poveri disgraziati protagonisti del mio romanzo spero in qualcosa di meglio. Qualcosa che non sia giocare con una banana, che è uno spreco di cibo oltre che parecchio rivoltante.

Ognuno è eccitato da qualcosa di diverso, non dico niente di nuovo. E qui sta una parte della difficoltà di cui parlo. Trascurerò feticismi vari e pratiche hard e mi gioco un pezzetto di dignità andando sul sicuro: trovo sexy due che si passano una sigaretta; trovo ributtante due che fanni i sensuali con il cibo.
Mi direte: Mickey Rourke e Kim Basinger si sono sollazzati con fragole e yogurt per la gioia dei fans.
Vi dirò: Kim Basinger ha più volte ammesso di aver provato vergogna e nausea durante le riprese della scena.
Quindi abbiamo ragione tutti.

Stabilito che non è l’atto in sé quello che ci interessa (e quindi il porno va scartato, perché almeno i più fortunati, sanno com'è fatto un rapporto sessuale); stabilito che ogni cosa è eccitante e tutto non lo è (e quindi corriamo il rischio di crederci amanti-scrittori bollenti ed esserlo come un fascio di verza), rimane il panico. Seguito dalla prospettiva di iscriversi a un corso per estetiste.
O di tagliare ogni scena di sesso, se non siamo troppo melodrammatiche.

Ho considerato entramebe le ipotesi e poi ho proceduto per tentativi.
Che ho cancellato e riscritto.
E riletto dopo un paio di giorni e cancellato di nuovo.
Poi però ho inserito 4 scene di sesso, quasi che ci avessi preso gusto.
Non saprei dire se qualcuno possa trovarle erotiche, ma posso dire che non mi vergogno di averle scritte, perché sono oneste e credo sia già un bel traguardo.
Alla fine ho trovato utile al mio scopo riferire di oggetti e stanze che lasciano testimonianze di intimità di vario genere; letti, cuscini, ma anche il disordine vario che lascia chi è occupato a fare altro; parlare di una grande vicinanza o di una grande lontananza mi è servito ha raccontare due rapporti, come anche elencare le parti di un corpo o non parlarne affatto.

Alla fine non l’ho guardato il porno.

Se dovessi ancora scrivere di sesso mi ricorderò che, se due fanno l’amore in una stanza, significa che c’è sesso nell’aria, e nell’aria delle altre stanze e probabilmente anche giù in strada.
Caso mai ci cadeste pure voi, ricordate di guardare bene in giro.
La sensualità non abita quasi mai nei posti dove uno è tentato di cercarla.
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4 commenti:

  1. Mi trovi pienamente daccordo, infatti rimanendo in tema e' sicuramente piu' carico di sensualita' un film erotico piuttosto che un porno , comunque io che ho letto le scene di sesso che hai descritto non posso che farti i complimenti!

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    1. La ringrazio architetto, lei è un uomo incredibilmente gentile <3

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  2. io i porno li trovo noiosi e a volte pure un po' disgustosi...
    credo non ci sia nulla che possa far intuire perchè una persona può piacere a un'altra...
    ho attualmente problemi nellos crivere cose sentimentali eanche un po' erotiche...
    credo che la migliore ispirazione sia quando certe cose non si vivono..
    allora la fantasia è completamente libera e incondizionata...

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    1. Ho capito bene? "Non" si vivono? Sono d'accordo: riutilizzare, in parte o totalmente, qualcosa che si è vissuto può rappresentare il limite di una strada già percorsa. Può essere il punto di partenza, al massimo. Quello da cui scaturisce l'idea. Ma (ovviamente parlo per me) non rappresenta mai una soluzione.

      E' un piacere leggerti , a presto :)

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