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Cinedomeniche vol. II - Paul Newman.

Uno dei pericoli nascosti dietro i film con Paul Newman è occupare una cinedomenica dopo l’altra soltanto con lui, ignorando gli altri cent’anni di storia del cinema.
Il che non è per forza un male se non fosse che ci avvicina troppo velocemente al drammatico momento in cui, insieme alla filmografia di Paolo, finirà ogni ragione di vivere.
Fuggite, sciocchi avrebbe detto Gandalf il Grigio.

L'autrice ha ricevuto, direttamente da Paolo UomoNuovo,
l'approvazione per pubblicare questo Cinedomeniche vol.II.



La trilogia del gioco d’azzardo.
Lo spaccone (1961), La stangata (1973), Il colore dei soldi (1986).

La prima cosa da sapere su Paolo è che sa giocare a tutti i giochi.
Ne Lo spaccone è un giovane asso del biliardo per cui le sale fumose e buie sono una sacrestia e il biliardo la sola cosa che conta.
Che palle, direte voi. Lo dicevo anche io.
Ma poi il biliardo è diventato un gioco davvero figo. Non ho ancora capito esattamente come funziona, ma va bene lo stesso. A causa del tavolo verde avviene una educazione sentimentale nel senso più ampio e tragico dell’espressione. Ci va di mezzo una ragazza zoppa a cui non bastava soltanto fare del pazzo sesso con Paolo UomoNuovo:  voleva tutta la sua attenzione anche fuori dal letto.
E c’avrebbe pure ragione, la ragazza. Dovremmo solidarizzare con lei.
Se non fosse che si tratta di un film e davanti a un film possiamo diventare umili geishe a cui piace essere ignorate e maltrattate, che nella realtà manco morte.
Il colore dei soldi è il seguito dello spaccone, 25 anni dopo.
Cioè, c’è anche Paolo 25 anni dopo.
Ed è uguale al Paolo di 25 anni prima.



Nel grafico della figaggine, la sua bellezza è una linea che, con il passare del tempo, non subisce flessioni.
Lo ha colpito solo una leggerissima miopia.
La verità è che lo spaccone degli anni ’80 dovrebbe essere Tom Cruise che però ha, oltre a una pettinatura inguardabile, una fidanzata stupida e volgare. Le nuove generazioni ci fanno una pessima figura, mentre Paolo rimane il più forte di sempre. Tenetelo bene a mente.
Insieme a Robert Redford, Paolo bara per tutta La stangata e gli date pure ragione, perché con lo smoking e il sigaro in bocca vi ha distratte e non avete fatto caso agli indizi.

La trilogia sono giovane e bello e me ne vanto.
La gatta sul tetto che scotta (1958), La lunga estate calda (1958), La dolce ala della giovinezza (1962)

La seconda cosa che dovete sapere su Paolo è che, per contratto, in ogni film c’è sempre almeno una scena in cui o è in mutande, o è a torso nudo, o è in pigiama, o ha un asciugamano attorno alla vita.
Sempre.
Potete solo immaginare la frequenza con cui appare (s)vestito nei tre film in cui interpreta personaggi il cui talento è essere irresistibili.
Di La gatta sul tetto che scotta vi ho già parlato. C’è Liz Taylor bella come non mai, con un occhio al patrimonio e uno al maritino tormentato dai fantasmi della gaiezza. E poi c’è Paolo che beve, beve, beve con l’obiettivo dichiarato di spappolarsi il fegato. Liz nota candidamente che, mentre agli ubriaconi normali cresce la panza e puzza l’alito, a Paolo gli occhi diventano più azzurri. Congiunture astrali hollywoodiane. Paolo e sua moglie Joanne Woodward si conobbero sul set de La lunga estate calda. Fonti inaffidabili (wikipedia) affermano che Orson Welles avesse notato la loro attrazione e cercasse di favorirla canticchiando: Paul e Joanne si sposano, Paul e Joanne si sposano!
Ciò che a noi interessa è che Paul è consapevolmente utilizzato come sex symbol. Agli sceneggiatori, al regista, ai produttori non interessava il Metodo: volevano i suoi gli addominali. Lui rappresenta la Tentazione per Clara, la giovane donzella indifesa e pudica di turno. Che ovviamente si lascia tentare, che ve lo dico a fare. In un finale non proprio coerente.
La dolce ala della giovinezza, così come La gatta..., è tratta da un lavoro teatrale di Tennessee Williams. Paolo e Geraldine Page sono magnetici. Lei è un attrice sul viale del tramonto, lui un giovane bello e ambizioso che fa il mantenuto. Nella stanza d’albergo in cui si chiudono a bere e fumare, Paul fa sfoggio di ogni sorta di pigiami, asciugamani e accappatoi.

La trilogia brutto, sporco e cattivo.
Hud il selvaggio (1963), Nick mano fredda (1967), L’uomo dai sette capestri (1972)

Ah ah. Che ridere. Non si dice Paul Newman e brutto nella stessa frase. È la stessa regola di a me mi. Parlo di bruttezza morale, ovviamente.
Hud è un ragazzetto del texas che si occupa delle mandrie del vecchio padre mentre il nipote stravede per lui. Solo che a lui non importa di niente e di nessuno. Vorrebbe trasformare gli affari in qualcosa di più redditizio, vorrebbe far interdire il genitore, vorrebbe violentare la cameriera. E alla fine si spera in una conversione, un cambiamento. E invece niente.
Paolo in Nick mano fredda si fa mettere in carcere mentre svaligia una fila di parchimetri. Non è dolcissimo? Poi tenta in ogni maniera di apparire disgustoso mangiando una tonnellata di uova sode. Cerca pure di buttare in fuori la panza. Ma non ci riesce, è proprio impossibile.
L’uomo dai sette capestri è il primo film western che abbia mai visto.
Una ragazza può tutto, ma è difficile che possa sopravvivere a un film western. Così ho pensato che iniziare da uno con Paolo potesse essere una mossa azzeccata.

Sì, quell'uomo è morto.

E infatti: la fortuna del principiante. Pronta a ignorare la storia e a perdermi nella brand new barba di Paolo, ho guardato il film più divertente e volutamente grottesco tra quelli in cui gli attori indossano speroni. L’orso è il mio nuovo animale preferito. GUardate il film e saprete il perché.

La trilogia c’è chi può e chi non può. Paolo può. 
Intrigo a Stoccolma (1963), Il sipario strappato (1966, di Sir. Alfredo Hitchcock), Inferno di cristallo (1974)

La terza cosa da sapere è che Paolo non solo è bellissimo, ma è anche intelligentissimo.
Però intelligentissimo fuori la media.
Tipo che in Intrigo a Stoccolma vince il Nobel per la letteratura a 40 anni. E sventa un complotto. E trova l’amore. Il tutto mentre, ubriaco, tenta di scrollarsi di dosso le donne scarsamente interessanti.
Tipo che ne Il sipario strappato è un fisico-chimico-ingegnere missilistico nucleare che fa il triplo gioco con il governo americano, Berlino est e la sua fidanzata. E arriva in Danimarca su una nave mercantile chiuso in una cassa. E ammazza uno che ha tutta l’aria di essere stato un nazista chiudendogli la testa nel forno.
Tipo che in Inferno di cristallo lui e Steve McQueen fanno a gara a chi è più forte e spericolato. Paolo, architetto, fa l’equilibrista sullo scheletro di un grattacielo in fiamme salvando bambini e donne anziane; Stefano, capo dei vigili del fuoco, solleva un ascensore con la sola forza del pensiero (e del mignolo). Entrambi giocano con l’esplosivo e sopravvivono a millemila tonnellate d’acqua che, dall’alto, cadono sulle loro nuche. Direi che sono pari.


Butch Cassidy (1969) è il jolly di questo volume di cinedomeniche: sta bene con tutto. Paolo e Robert Redford sono i cowboy più divertenti mai visti (ecco il mio secondo western: ancora fortunella).  Inoltre sembrano usciti da uno spot Marlboro Classic.

Paolo e Roberto, testimonial Marlboro '68/'69.

Potete anche realizzare la trilogia del regista George Roy Hill: La stangata, Butch Cassidy e Colpo Secco (1977), perché se ti piace il biliardo sei a buon punto, ma se ami l’hockey sul ghiaccio, sei oltre.
Potete creare varie trilogie professionali con Detective’s story e Detective Harper – Acqua alla gola; I segreti di Filadelfia e Il verdetto in cui Paolo è avvocato; Bronx 41° distretto di polizia in cui è poliziotto.
Lassù qualcuno mi ama (1956), la storia del pugile italo-americano Rocky Graziano, è ottima per comporre una trilogia sportiva. Io però ho riso alquanto vedendo Paolo doppiato con l'accento napoletano. Sembrava Nino D’Angelo.
Rimane Missili in giardino (1958), commedia frizzantina che parla della paura di avere una base militare missilistica e segreta dietro casa. Paolo balla ubriaco con Joan Collins e sta dieci minuti appeso a un lampadario mostrando che, non solo è intelligente, ma anche atletico.

E così state coperti per mesi. Rimangono fuori molti altri film, non imprescindibili.
Il/la vero/a fan si riconosce sul lungo percorso e dalla buona volontà.
Ho detto tutto.

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