venerdì 13 gennaio 2012

Norvegia e torte di mele.

Ecco. Credo sia abbastanza grave il fatto che io non ricordi assolutamente di aver scritto queste poche righe.
Dove, quando, ispirate da che cosa?
Non è ho idea. Così come non ho idea di dove si trovi Trondheim e se esista, o sia una località della Terra di Mezzo.
(Sono corsa ai ripari e ho googleato: si trova in Norvegia ed è sede di una importante Università. Bello.)
Ma come e perché abbia trovato cinque minuti per scrivere una cosa del genere e metterci dentro Trondheim, zar russi e torte di mele, boh.
Vago ricordo: forse era quando ascoltavo tutto il giorno Paolo Nutini e mi informavo sui prezzi di una crociera nei fiordi. Ari-boh.



Comprò una valigia nuova, rossa con il manico di pelle.
Scelse dei jeans scuri e dei jeans chiari, una camicia bianca con una piccola macchia di caffè sul colletto, un maglioncino per le serate fredde e avide di abbracci, delle scarpe che lasciassero le dita dei piedi liberi di muoversi. Dimenticò il braccialetto, dono di un discendente degli zar russi: un sottilissimo filo d'oro a cui erano appesi dei pendenti a forma di chicco di caffè. Ma una sua amica le scrisse appena in tempo una lettera dal sud della Francia che nel post scriptum diceva "ricordati di non dimentcare quel braccialetto che a Trondheim mi faceva svegliare sempre di buon'umore!"
Per il resto fu semplice: costume da bagno color medusa, scarponcini, zaino, cappello e sciarpa da trekking, cruciverba e crema solare per le mattine pigre sotto l'ombrellone.
Salutò la sorella e gli 8 fratelli che le avevano preparato una torta alle mele e che in quel momento le stavano cantando una canzone. Si commosse, ma nascose le lacrime con la scusa di prendere un altro piattino per la madre che, nell'euforia, aveva fatto cadere la sua porzione sul gatto.
Abbracciò forte, una ad una, le 11 persone che le si trovavano davanti e che la separavano dalla porta. Ad ognuna sussurrò qualcosa nell'orecchio.
Poi finalmente aprì la porta.
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