mercoledì 25 gennaio 2012

La centralità delle tende che svolazzano.

Dalla regia mi dicono che, maledizione, è arrivato il momento di dire di cosa parla il romanzo che sto scrivendo. Evidentemente stanno arrivando numerose email e telefonate e fax.
Solo che io, ideologicamente, non credo nel riassunto della trama.
Il mio romanzo parla di tre persone che si incontrano per caso in un posto. Nessuno dei tre vorrebbe trovarsi dove si trova. Nessuno dei tre vorrebbe tornare a casa.
Ecco, non credo sia molto accattivante. Se in quarta di copertina dovessi leggere una cosa del genere non direi oh cacchio, che genialata! Questo libro s’ha da leggere!

Davanti alla richiesta di riassumere, l'autrice
preferisce mettere ordine.


E, volendomi togliere dal mucchio (dato che probabilmente nessuno dovrà leggere il mio riassunto su una quarta di copertina) ho tante volte avuto difficoltà a far capire alla persona con cui parlavo quanto mi piaceva il libro che stavo leggendo, solo spiegandogli di che parlava.

-Sì è bello, ma di che parla?
-Parla di quest’uomo che torna a Lisbona e vede il fantasma di Pessoa, solo che lui si chiama Ricardo Reis? Ma ti rendi conto?!
-Come no.





-Di che storia stiamo parlando?
-Di uno che soffre d’insonnia e crede di avere a che fare con un tipo che è a capo di svariati gruppi eversivi.
-Bello! Una specie di spy story?
-Eh no. L’altro non esiste, è sempre lui.

-E dunque, la storia?
-Beh, allora. E’ la storia di Gesù.
-Ah. Tipo la Bibbia.
-Eh. Tipo. Però l’ha scritta Saramago.
-Ma la storia è sempre quella, no?
-Diciamo.

-Allora dimmi! Perché ti è piaciuto così tanto?
-Ma guarda, è la scelta della lingua soprattutto. Non ho mai letto una lingua che sia tanto colloquiale da sembrarti di sentirla nelle orecchie e, allo stesso tempo, letterariamente ricercata!
-Bello. E la storia?
-C’è questo ragazzo che non vuole andare a scuola, no? E poi, insomma, nasce tutto da lì. Le esperienze che fa.
-Ah.

-E’ un film d’amore?
-Si e no. Insomma ci sono questi due che si amano, no? Però non succede niente. Perché sono sposati.
-Ed è uno dei film più belli che hai mai visto?
-Puoi dirlo forte.
-Contento tu.

-Ti èpiaciuto il libro che ti ho preso?
-Non hai idea!
-E parla di?
-Di uno che viaggia per Portogallo!
-E che gli succede?
-Che sta in Portogallo.

Ecco, non credo nei riassunti. Una qualsiasi opera ben fatta, riassunta sembra brutta. E se già è brutta, meglio non riassumerla.
Avere qualcosa da raccontare è necessario, ma non è detto che questo qualcosa sia quello che ci spinge a saperne di più.
Nel film d’amore di cui sopra l’inquadratura rimane fissa per interminabili secondi su una tenda mossa dal vento.
Chi è arrivato a quel punto del film sa dov’è quella tenda, di chi è, cosa sono le porte che si affacciano su quel corridoio, chi c’è dietro una di queste, cosa sta aspettando o chi.
Chi guarda lo sa, non gli viene fatto vedere. Non gli viene spiegato. Gran parte della bellezza di quel film sta in particolari come questo, particolari che, a voler essere precisi, non rientrano nella trama, ma nello stile, nell’atmosfera, nel non detto, chiamatelo come volete.
In un libro è più difficile non dire. Tuttavia si può descrivere un porto, ad esempio, e dare l’idea di qualcosa di completamente diverso dal porto. Qualcosa che non rientra, a rigore, nella trama, ma che noi percepiamo e appreziamo come atmosfera generale.
Molti dei libri che amo di più non hanno colpi di scena degni di comparire in un riassunto, ma sono fatti di tende che svolazzano.
Quindi in linea di massima e per principio non riassumerei niente. Però dalla regia mi sgridano e insultano, che Ambra a Non è la Rai con Boncompagni nelle orecchie se lo sognava. La sto facendo troppo lunga e probabilmenete sembra che me la stia tirando.
Quindi, per non perdere il posto di lavoro, dico che:

volevo raccontare di alcune persone che si sentivano a disagio
e si incontrano in un posto e in un momento in cui si sentono ancora più a disagio
e vi si nascondono per un po’, giacché c’è sempre un male minore,
ma poi alla fine devono vedersela con i mali minori, maggiori e intermedi
con la lucidità di quelli che incrociano le dita e vedono un po’ come va.

Oh cacchio che genialata. Questo libro s’ha da leggere.
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2 commenti:

  1. La questione del riassumere un'opera è quella che io, istintivamente, associo ai film tratti dai libri: una cosa raccapricciante. Come puoi schiacciare, chessò, 250 pagine di libri, pregne dei loro particolari, in 90 minuti o poco più? Le sensazioni che un libro ti sa dare non potrai mai, fisiologicamente, averle allo stesso modo guardando un film.

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    Risposte
    1. Ah beh, sfondi una porta aperta. Ho un rapporto profondamente conflittuale con i film tratti da libri. Il libro è qualcosa di "caldo", stimola una partecipazione che un film non richiede. Se ti sei immaginato un mondo letterario, quello sullo schermo non potrà mai essere migliore. E soprattutto se l'è immaginato un altro, togliendo tutto il divertimento.
      Salvo "Il signore degli anelli", che è quasi una operazione filologica. Ma certo la sensazione che mi dava andare ad aprire la mappa della Terra di Mezzo allegata al libro, Peter Jackson non me la darà mai.
      In qualche modo un regista che mette in scena un romanzo finirà comunque per mortificarsi, secondo me.
      Amo così tanto cinema e letteratura che credo sia meglio che ognuno si faccia i fatti suoi. Viva le sceneggiature originali. :)

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