mercoledì 11 gennaio 2012

Ikeade.

Mi accorgo che un anno è passato perché è scaduto il catalogo Ikea.
Da agosto ad agosto ti garantiscono prezzi bloccati. Poi il catalogo scade
e cambia tutto.
Devo ritirare quello nuovo in negozio. Non posso aspettare che lo
mandino a casa perché la portiera ne prende 6 copie: per lei, per la
suocera, per la cognata, per l’amica del ramino del venerdì sera e per sua figlia,
e per il prete, ché in chiesa non li mandano.
Stai a vedere che le panche si chiamano Vlastag e sono
made in Svezia.


Restano una decina di copie che sono come il Santo Graal:
leggendarie, mitiche. Forse mistiche.
Io non le ho mai viste.
Una domenica di fine agosto dell’anno scorso sentii due signori del terzo
piano elaborare una strategia.
-Forse li portano la mattina prestissimo. Alle 5 o alle 6.-
-Per forza.-
-Non si spiega altrimenti.-
-Senz’altro.-
-Chi li vede prima prende una copia anche per l’altro.-
-Tranquillo avvocato, le copro le spalle.-
Non li videro mai. Ed è per questo che non mi alleo con nessuno: non so
gestire le aspettative. Perché ne avrei di altissime con un piano del
genere, sicuro.
Quindi me la sbrigo da solo e di solito al ritorno, prima di attraversare
l’androne, lo infilo nello zaino, perché a me, del catalogo Ikea non me ne
frega niente. È questo il messaggio che voglio mandare.
La portiera può fingere di essere dispiaciuta con tutti i condomini mentre
tiene le sue copie al sicuro nel cassetto, ma non con me. Sono io che
sono dispiaciuto per lei. Che vada al diavolo.
Denuncerei il suo traffico se ci fosse un Ente preposto.

*

Allora prendo la macchina e vado all’Ikea e mi sembra di essere a casa.
Io vivo in 80 mq non è uno slogan, è come mi presento agli altri.
Un anno e spiccioli fa siamo andati a vivere insieme, io e Lei. Adoravamo
queste famiglie svedesi che vivevano stile prigione irachena, in 35mq. I
nostri 80mq li abbiamo trasformati nella reggia di Versailles. Di Stoccolma.
Si rivela un’esperienza dolorosa, questa missione di recupero. Cammino
con le mani in tasca e seguo le frecce sul pavimento, non passo dalle
trapunte alle lampade, saltando il reparto tappeti. Non sono un vigliacco.
Però la vedo in ogni divano, è come se avessimo fatto l’amore su tutti.
Ha i capelli biondi che le coprono l’occhio destro e si spargono sui cuscini.
E ci siamo stesi su tutti i materassi e abbiamo fatto l’amore sotto tutte le
trapunte.
La guardo dormire ogni tanto, se mi sveglio presto o se non riesco a
dormire. Lei non se n’è mai accorta.
E abbiamo fatto l’amore in tutte le vasche da bagno. E sopra tutti i tavoli
da cucina.
Ci guardiamo di nascosto quando usciamo con gli amici e lei mi promette
qualcosa e io non sto nella pelle.
Ho una specie di malinconica erezione vicino alle librerie. E’ un attimo.
Scappo via cercando di immaginare un posto sicuro, un posto veramente
sicuro. Non il mio appartamento con le librerie mezze svuotate. Non
questo suo riflesso ingigantito e iperilluminato, fatto di cento amplessi e
cento librerie colme di libri e cento tazze di cappuccino schiumoso e cento
sedie di faggio su cui Lei rannicchiava le ginocchia contro il corpo a
colazione.
Mi succede come in un film horror di qualche anno fa, che ho infilato la
mano in un aggeggio tagliente ma non posso più tirarla fuori.
E passeggio in mezzo a tutti i giorni della nostra storia ed è la cosa più
patetica e romantica che mi sia mai capitata.
Mi metto a piangere davanti ad uno scolapasta. Quella famiglia che mi
osserva non capirà di certo. Mi manca l’aria e chiedo aiuto, eppure so
perfettamente dov’è l’uscita e, quando vedo in lontananza le casse, se ne
va un’altra manciata di ore passate in attesa con Lei a queste casse e alle
casse di ogni negozio di ogni parte del mondo e mi sembrano le ore più
belle mai trascorse.
Vorrei stendermi, solo cinque minuti.

Vedo mia mamma sulla soglia della cucina con il cucchiaio di legno in
mano. Nell’aria c’è odore di pasta con i piselli. Ho 9 anni.
-Se non li mangi a pranzo li mangerai a cena.-
-Ma non mi piacciono, ma’!-
-Se non li mangi a cena li mangerai domani a pranzo!-
-Ma mamma!-
-E se non li mangi li troverai a ogni pasto per tutta la vita, non mi importa
quanto disgustosi saranno diventati!-

Sono nel parcheggio. Li odiava i piselli, Lei.
Eravamo anime gemelle.
Mi guardo le mani e ci vedo il catalogo.
Mi accorgo di stare sorridendo. Era questo che cercavo.
Però non sono felice per niente.

*

Salgo le scale e a stento riesco a trattenere la rabbia. Se non fossi quasi
svenuto avrei fatto presente all’ufficio informazioni tutta la questione della
portiera e delle appropriazioni indebite.
Ma penso a quello che troverò dietro alla porta, così sto ancora peggio e
mi distraggo.
Lei mi apre. Sembra sorpresa.
-Che sei venuto a fare?-
-Sono venuto a portarti il catalogo nuovo. So che la portiera qui non è
migliore della mia.-
Non è andata male, ma nemmeno bene.
Portarle il catalogo nuovo non è esattamente come liberare la principessa
dal drago.
Portarle il catalogo nuovo non può farle dimenticare che bastardo egoista
sono.
E qui sto citando.
Però m’è parso di vedere un mezzo sorriso, come quando uno è talmente
esausto che progetta, di nascosto, la resa.
Torno a casa. Mentre attraverso l’androne la portiera si scusa. Sono
arrivate pochissime copie e sono già tutte finite.
Va bene così.
Ma vaffanculo.
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2 commenti:

  1. Quanto mi piace questo post (li ho letti tutti). C'è l'amaro, il freddo, l'agrodolce alla fine. Proprio bello ^^
    Ti seguo :) ciao!

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