lunedì 30 gennaio 2012

Amo la gente morta.

Guardo circa dieci film a settimana.
Non è una cosa che dico spesso in giro perché arrivano puntuali sempre almeno due domande: Non esci mai la sera? e La settimana è fatta di sette giorni, come ci arrivi a dieci?
Ci arrivo, ci arrivo.
In ogni caso non sono affari vostri.

Finisce che io e la mia Compagna di Divano, colei che dà la vita e la toglie, colei che siede alla mia sinistra sul divano (o forse sono io che siedo alla sua destra), spaziamo dai film degli anni ’30 ai film dell’altro ieri, e confondiamo il passato con il presente.
Quindi sono innamorata di gente morta, così come le ragazzine sono innamorate di quello di Twilight.

Edward e Bella secondo l'autrice.

Vedo un film del ’61 con lo stesso palpito nel cuore con cui andai a vedere Titanic e Leonardo di Caprio a dodici anni, in un era pre-dvd e pre-ossessione cinematografica.
Sono profondamente convinta che l’uomo più bello di Hollywood sia uno che, nella sua ultima apparizione prima della morte assomigliava a mio nonno.
Capirete che queste sono cose che dico ancora meno spesso.
Quindi ecco tre uomini perfetti, quelli che amo l’attore e il personaggio, quelli che quando interpretano il principe azzurro sono il principe azzurro, e quando interpretano un omicida sono un omicida. Perché sono una bambina e non capisco la differenza, e le pettinature degli anni ’40 sono più belle di quelle di adesso. E sono attratta dalle cose che luccicano, e il cinema è una collana di diamanti.




Paul Newman, l’uomo dal pigiama di seta. Quando guardi La gatta sul tetto che scotta (1958) succede come in The ring, che dopo una settimana muori.

Il set di "The ring".
Perché in quella settimana ti procuri tutti i film in cui recita Paul e inizi a trovare sexy il biliardo. La tua vita sociale entra in coma e per pietà le stacchi la spina, così puoi arrivare tranquillamente a dieci film la settimana. All’improvviso ti sintonizzi a mezzanotte su italia1 per guardare degli stupidi con gli occhiali da sole che giocano a texas holdem e diventi un’esperta di western. Mangi uova sode, il nuovo cibo afrodisiaco per eccellenza e tracanni J.T.S. Brown, che non sai per certo se sia whiskey o qualcos’altro, ma all'improvviso ti piace. Dopo che l’hai visto interpretare Brick in La gatta sul tetto che scotta, Paul Newman ti sembrerà sempre un trentenne perfettamente rasato e con un pigiama di seta addosso. Anche quando sanguina ed è ubriaco fradicio Paul ha sempre lo smoking stirato e il sigaro in bocca. E’ sempre un fisico nucleare che scavalca la cortina di ferro come Nino Castelnuovo scavalcava la staccionata nella pubblicità dell’olio Cuore. Paul ha classe, anche quando si sforza per non averne. Qui il metodo Actor’s studio fallisce miseramente.
A Joanne Woodward, sua moglie, chiesero cosa si provasse ad essere sposata con l’uomo più bello del mondo. Lei rispose che la bellezza svanisce, ma il fatto che lui ti faccia ridere ogni giorno, resta.
Sì, vabè.
Pure Danny De Vito ti fa ridere ogni giorno.

Marlon Brando, l’uomo con la maglietta sudata. Lo so che Marlon Brando è Il padrino. Lo so che è la massa informe e gelatinosa di Apocalypse now. E’ pure quello di Don Juan De Marco maestro d’amore.
Ma Marlon Brando è stato, ai suoi tempi, una specie di superconcentrato di virilità. Galeotto fu lo Stanley di Tennessee Williams in Un tram chiamato desiderio (1951), pensato per sudare in maniera preoccupante e cambiarsi la t-shirt ogni cinque minuti davanti a una attonita Blanche.

Marlon Brando può sudare senza il rischio di
apparire inadeguato.


 Blanche raggiunge sua sorella Stella in una sala da bowling perché vuole vedere il suo nuovo marito: E’ quello che fa casino le dice sognante Stella, indicando un mucchio di ragazzoni che si picchiano in un angolo.
Marlon è il prototipo del rude-zozzone, di quello che alza la voce e poi ti chiede scusa scaraventandoti a letto. E se non ti chiede scusa lo perdoni lo stesso, perché intanto ha stappato una bottiglia di spumante e se la sta versando addosso.
E’ miss maglietta bagnata o mr. Pulitore di vetri della cocacola, uno che sa che il suo fascino sta tutto nel bicipite e nella risata sguaiata. Nella vita reale lo manderemmo tutte a quel paese, ma sul divano, davanti a un dvd, dimentichiamo decenni di lotte femministe.

James Dean, l’uomo con la scoliosi. Il fascino di James Dean sta tutto nella sua incapacità di stare dritto in piedi.

James Dean dal posturologo.
 E’ sempre accartocciato in un angolo, chino sul tavolo, rannicchiato su un albero, appeso a una bottiglia di birra o di latte dentro cui riversa preoccupazioni e malessere.
James parla poco e nemmeno in maniera perfetta, ma è molto addolorato e tormentato.
Anche quando parla troppo e cammina strafottente lo fa perché è tormentato.
Anche quando ha torto e scatena risse lo fa perché è tormentato.
Con gli stivaloni sporchi poggiati sul tavolo e il cappello calato sugli occhi, James sta sicuramente pensando a un modo per alleggerire tanto dolore.
A James Dean si perdonano atteggiamenti che necessiterebbero uno schiaffo. E pure un calcio. Perché deve sopportare troppi pesi e faremmo di tutto per alleggerirlo e stirargli quelle rughe sulla fronte.

E non sono nemmeno uscita dagli anni '50.
Continuerò?
Forse. Boh. sì.
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3 commenti:

  1. Mi sono guardata tutto uno special su Paul Newman qualche tempo fa, poi mi sono guardata un po' di suoi film, poi me li sono riguardata,e poi di nuovo.

    Ok, davvero favoloso.

    Perchè non ci pubblichi quando hai voglia un po' di film ASSOLUTAMENTE DA VEDERE così condividi le tue 30 ore settimanali di film con noi?

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    Risposte
    1. Questa è un'istigazione a delinquere. Credo che lo farò, avevo già una mezza idea :)

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  2. Lo so, lo so che arrivo moooolto tardi a leggere questo post ma mi sono divertita tanto e...si..hai ragione, ai tre qui sopra si perdonerebbe tutto, anche gli stivaloni sporchi poggiati sul tavolo :)

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