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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2012

Competenze acquisite: ottima capacità di mentire.

Alla fine il Master of Horror mi stupisce giorno dopo giorno.
Dopo avermi costretto a chiedere scusa per non aver fatto studi che comprendessero il diritto internazionale, ho scoperto che non volevano per niente farci diventare fotocopiatori professionisti.

No no no.
Noi qui siamo gente seria.

I grandi capi volevano mandarci in giro per Napoli a fare le cose che loro non volevano fare.
Lo ripeto, se non ci credete.
I grandi capi volevano mandarci in giro per Napoli a fare le cose che loro non volevano fare.

Molto divertente. Nella super sala conferenze in cui ci hanno accolto per offrirci questa opportunità, nel silenzio dei legni e dei faldoni, m'è scappata una risata.
Ma è stata in quel momento che ho dato il meglio di me, trasformandomi in un'esperta mentitrice.


Ho detto loro della possibilità di lavoro assolutamente imperdibile che ho tra le mani e che non mi avrebbe permesso di fare il fattorino per loro.
Possibilità che ovviamente non esiste, ma avevo la faccia seria qua…

Amo la gente morta.

Guardo circa dieci film a settimana.
Non è una cosa che dico spesso in giro perché arrivano puntuali sempre almeno due domande: Non esci mai la sera? e La settimana è fatta di sette giorni, come ci arrivi a dieci?
Ci arrivo, ci arrivo.
In ogni caso non sono affari vostri.

Finisce che io e la mia Compagna di Divano, colei che dà la vita e la toglie, colei che siede alla mia sinistra sul divano (o forse sono io che siedo alla sua destra), spaziamo dai film degli anni ’30 ai film dell’altro ieri, e confondiamo il passato con il presente.
Quindi sono innamorata di gente morta, così come le ragazzine sono innamorate di quello di Twilight.


Vedo un film del ’61 con lo stesso palpito nel cuore con cui andai a vedere Titanic e Leonardo di Caprio a dodici anni, in un era pre-dvd e pre-ossessione cinematografica.
Sono profondamente convinta che l’uomo più bello di Hollywood sia uno che, nella sua ultima apparizione prima della morte assomigliava a mio nonno.
Capirete che queste sono cose che …

I know what you did last summer.

E’ sempre una soddisfazione trovare almeno una cosa geniale in un libro davvero brutto.
Quando leggevo un Palahniuk dietro l’altro, come se non ci fosse un domani, inciampai in La scimmia pensa, la scimmia fa probabilmente uno dei libri più inutili mai scritti, ma che si salvava per un paio di capitoli (non è vero. Ho letto libri che non avevano nemmeno quel paio di capitoli, quindi erano più inutili).

In particolare la premessa (deprimente che la parte migliore di un libro sia la premessa) e Quasi California non mi hanno fatto rimpiangere gli euro spesi per l’acquisto (che non ho fatto, perché il libro mi è stato prestato, ma fa figo dichiararsi consumatori insoddisfatti).
In due parole, la regina dei riassunti vi dirà che Palahniuk sostiene che uno che voglia scrivere trova materiale facilmente, dietro ogni angolo di ogni strada che percorre. E spesso non deve nemmeno uscire di casa, basta comprare due birre e invitare gli amici a casa: butta lì un argomento di cui vuole sapere qua…

La centralità delle tende che svolazzano.

Dalla regia mi dicono che, maledizione, è arrivato il momento di dire di cosa parla il romanzo che sto scrivendo. Evidentemente stanno arrivando numerose email e telefonate e fax.
Solo che io, ideologicamente, non credo nel riassunto della trama.
Il mio romanzo parla di tre persone che si incontrano per caso in un posto. Nessuno dei tre vorrebbe trovarsi dove si trova. Nessuno dei tre vorrebbe tornare a casa.
Ecco, non credo sia molto accattivante. Se in quarta di copertina dovessi leggere una cosa del genere non direi oh cacchio, che genialata! Questo libro s’ha da leggere!



E, volendomi togliere dal mucchio (dato che probabilmente nessuno dovrà leggere il mio riassunto su una quarta di copertina) ho tante volte avuto difficoltà a far capire alla persona con cui parlavo quanto mi piaceva il libro che stavo leggendo, solo spiegandogli di che parlava.

-Sì è bello, ma di che parla?
-Parla di quest’uomo che torna a Lisbona e vede il fantasma di Pessoa, solo che lui si chiama Ricardo Reis? M…

Master(s) of horror.

E dunque il secondo giorno di master si è concluso.
Quest’alta formazione ti da molte possibilità. Tra le quali scoprire con orrore che probabilmente non sarai mai in grado di fare niente. O perché vuoi fare la cosa sbagliata, o perché non sei grado di fare la cosa giusta.
Anche la formazione più bassa mi aveva insegnato questo: ti sei scelta un possibile futuro lavoro di ripiego che non hai le capacità di svolgere. Son soddisfazioni, soprattutto perché avevo scelto con cura il ripiego.
Alla fine riceverai un attestato che probabilmente non userai mai.
L’importante è saperlo.
Dunque ci dicono che in sostanza il giornalista non esiste più. E’ del tutto illusorio credere che finiremo a scrivere su un qualche giornale o quotidiano o settimanale o periodico della Hachette che parla di canne da pesca.
Ma non è rilevante dato che non saremo comunque in grado di mantenere i contatti con un milione di caporedattori, non dormire per tre notti consecutive, leccare culi vari e comprare costosi …

Il senso delle proporzioni.

E’ un film ricco di avventura, c’è un po’ di Indiana Jones e rocambolesce scene d’azione. Abbiamo voluto creare un’opera di grande respiro, che comprendesse la vita intera. Ci sono grandi spazi e paesaggi, un’esperienza indimenticabile. Abbiamo voluto introdurre un’evoluzione del carattere dei personaggi che non sono fermi al punto di partenza, ma sono cresciuti, maturati, si sono evoluti rispetto al primo film. C’è una crescita. Noi crediamo nell’introspezione: in questo modo si crea un percorso interiore credibile e umano.
Il regista di Alvin superstar 3 all’uscita del sequel.
Alvin superstar 3.
Cito a memoria da un’intervista vista, in un momento di smarrimento, in tv.

A me spesso quello che scrivo, fa un po’ schifo. Magari è un buon segno.

Norvegia e torte di mele.

Ecco. Credo sia abbastanza grave il fatto che io non ricordi assolutamente di aver scritto queste poche righe.
Dove, quando, ispirate da che cosa?
Non è ho idea. Così come non ho idea di dove si trovi Trondheim e se esista, o sia una località della Terra di Mezzo.
(Sono corsa ai ripari e ho googleato: si trova in Norvegia ed è sede di una importante Università. Bello.)
Ma come e perché abbia trovato cinque minuti per scrivere una cosa del genere e metterci dentro Trondheim, zar russi e torte di mele, boh.
Vago ricordo: forse era quando ascoltavo tutto il giorno Paolo Nutini e mi informavo sui prezzi di una crociera nei fiordi. Ari-boh.

Ikeade.

Mi accorgo che un anno è passato perché è scaduto il catalogo Ikea.
Da agosto ad agosto ti garantiscono prezzi bloccati. Poi il catalogo scade
e cambia tutto.
Devo ritirare quello nuovo in negozio. Non posso aspettare che lo
mandino a casa perché la portiera ne prende 6 copie: per lei, per la
suocera, per la cognata, per l’amica del ramino del venerdì sera e per sua figlia,
e per il prete, ché in chiesa non li mandano.
Stai a vedere che le panche si chiamano Vlastag e sono
made in Svezia.

Ho sognato il figlio dei Pooh.

La mattina a colazione ho sempre qualcosa da raccontare perché ho un’attività onirica molto produttiva, che rientra probabilmente nella definizione di una qualche disfunzione di cui non conoscono il nome. IperRemPhase, che ne so.
Sogno tanto e sogno spesso e mi ricordo tutto. Così si può fare conversazione mentre inzuppo gli OroSaiwa nel cappuccino.
Storie intricate, spesso di ambientazione medievale.
Io che odiavo sia la storia, sia il medioevo, finché non apparve un uomo troppo bello per essere un professore di storia. Eppure diceva di esserlo e faceva sospirare tutte nell’aula a parlamento dell’università.
Ma credo fosse solo la noia. Non era poi questo granché.
Sogno spesso il mio Re (l’altra notte ci sposavamo nella cappella dell’università di Oxford, vestiti con maglioncino a collo alto e giacca con lo stemma dell’istituto), qualche volta mia sorella.
In una mansarda parigina la mia migliore amica mi ha confessato di aspettare dei gemelli: aveva il test di gravidanza in mano …

Cose che mi succedono spesso.

-Vorrei scrivere!
-Nel senso?
-Scrivere. Libri. Da grande.
-Ah. Ma come lavoro?
-Sì.
-Ah. Tipo giornalista?
-No. Tipo scrittrice.
-Scrivi polizieschi. Quelli vanno forte. Poi ci fanno i film e le fiction su raiuno.
-Non son capace.
-E allora cosa? 
-Libri. Narrativa. Romanzi. Ne sto scrivendo uno.
-Ah. Scrivi di cose che non esistono quindi?
-...

Un blog quindi. Perché c'è sempre un buon motivo per fare quelloche si ha intenzione di fare.
Il mio è che non faccio sport e mi piace stare seduta.