mercoledì 10 agosto 2016

Filatelia.


Alle volte le cose che più mi piace fare mi estenuano. Desidero così ardentemente farle in ogni momento, ritaglio quindici minuti per potermici dedicare, se non mi ci dedico mi intristico e mi sento in colpa, ragiono sulla mia vita sul perché dovrebbe valere la pena lavorare o vivere se non c'è poi la forza o il tempo. Ecco come mi estenuano , le cose che più mi piace fare.
Così alle volte mi arrendo perché, ehi, sono solo delle cose che mi piace fare, tipo un hobby, tipo la filatelia. Può piacerti da morire, ma non è necessario riempire faldoni di francobolli. Sei un piccolo animaletto felice quando giri per francobolli e ne trovi alcuni che cercavi e magari ci spendi pure parecchi soldi. Ma se non farlo ti avvelena le giornate, amen, allora ci metti una croce sopra. Niente più francobolli. Sono solo pezzetti di carta che ti piace infilare in buste di plastica. È vero, il lavoro o la vita ti sottraggono tempo, ma non è che puoi preferire i francobolli alla vita.
Ecco come mi arrendo, alle volte. Solo che spesso, quando mi arrendo, saltano fuori francobolli dappertutto.
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lunedì 25 luglio 2016

Hieronymus Churros.

Quando vado nei musei sono felice.


Si tratta forse del retaggio della sezione G del mio liceo con le sue ore in più dedicate alla storia dell'arte? Sarà forse che la professoressa era una nazista di Caravaggio? Sarà che durante il Maggio dei Monumenti eravamo costretti ad attirare ignari turisti in cappelle fresche e oscure per illustrargli la bellezza delle Sette opere di misericordia?
Non lo so. Forse ero solo una secchiona e lo sono ancora. 
Mi piacciono i musei, le gallerie enormi, gli allestimenti ragionati, la Venere di Milo che mi guardava silenziosa e monca. Sulla stele di Rosetta ci sono i geroglifici - i GEROGLIFICI santiddio - io e i geroglifici nella stessa stanza, io e Il quarto stato a guardarci negli occhi per dieci minuti buoni, io e Forme uniche della continuità nello spazio mano nella mano, felici entrambi per le mie epifanie.
Ad agosto sarò a Madrid a sudare e maledire la povertà che non mi permette - ancora - di visitare la Scandinavia fredda e accogliente. Ma Madrid spacca di brutto come offerta museale e non aspetto altro che misurare quanti passi ci vogliono per andare da un capo all'altro di Guernica.
Voglio dire, magari due churros me li mangio anche, ma scusate se c'ho le aspettative per Bosch e non per il fritto.
Questa eccitazione durissima spiega forse perché, da quindici anni, in vacanza io e l'arch. cerchiamo solo ed esclusivamente la compagnia uno dell'altro. Queste sono le nostre cose importanti. Amici che trovassero loro lo stesso posto in una scala di valori: non pervenuti. 
Ma so di non essere l'unica. Lo so che il mondo è pieno di feticisti artistici.


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mercoledì 13 luglio 2016

Gli auguri del compleanno.

Nel luglio di dieci anni fa io, mia mamma e mia sorella abbiamo fatto una specie di fuga rocambolesca per metterci in salvo. Ci siamo trascinate dietro i borsoni già pronti, pieni di vestiti per le vacanze, e ci siamo chiuse dietro la porta di casa. Non siamo più tornate. La pentola con l'acqua per la pasta bolliva ancora sui fornelli e rimase a bollire chi lo sa per quante ore. Fui io a mettermi al volante e a spingere fin giù l'acceleratore con le infradito ai piedi. Mi ricordo di aver corso follemente tipo Cary Grant ne Il sospetto di Hitchcock ma, in tutta onestà, possiamo dire che Cary Grant stesse effettivamente guidando a folle velocità ne Il sospetto di Hitchcock? Bisogna ammettere che è un poco difficile fare il Nürburgring tra piazza Nazionale e la rampa della tangenziale a Corso Malta, ma ci metterei la mano sul fuoco di aver corso più del vento quel giorno, allora forse è vero che la realtà non è che il nostro paesaggio interiore.
Abbiamo masticato questo episodio per dieci anni. Non che ogni sera ci sedessimo a tavola e ne discutessimo, eh, ma quella corsa in macchina ha generato tutti i cambiamenti successivi. Il fatto stesso che sedessimo noi tre a quella tavola era diretta conseguenza della corsa in auto. Come fai a ignorarla. È un momento cardine, il Prima e il Dopo anche se sotto forma di un giorno come un altro.
Ebbene, io mi ricordo che in macchina ridevamo. Non c'era davvero un cazzo da ridere, il nostro non era un metaforico metterci in salvo: ci stavamo veramente salvando la  pelle e la carne, però una di noi tre fece una battuta su come fossimo brutte tutte sudate, con i vestiti da casa e le infradito ai piedi, e allora scoppiammo a ridere. E, mano a mano che durante questi dieci anni abbiamo masticato quella corsa in macchina, abbiamo riso sempre di più. Gli anni passavano e aggiungevamo particolari divertenti alla corsa in macchina e non solo a quella: anche a tutte le altre corse in macchina che siamo state costrette ad affrontare - metaforiche e non.
Questo rimaneggiare il nostro canovaccio drammatico è merito di mia madre. Non ci sono santi. Da quel momento in poi abbiamo avuto a disposizione infinite attitudini per vivere, e per noi tre lei scelse questa: che fossimo quelle che ridevano della vita, della morte, della paura, mentre sperimentavano la vita, la morte e la paura.
Non è così scontato. Mi ripeto, credo ci fossero milioni di alternative, però lei ha fatto questa scelta perché è un'ottima persona. Non l'ha fatta perché è una donna o perché è nostra madre - pare che ultimamente le madri siano esseri soprannaturali investiti da grazia divina non appena scoprono di essere incinte - l'ha fatta perché è una persona a posto.
Domani compie settant'anni. È una donna molto divertente - se mi leggete in giro magari lo avrete intuito. Le ho visto tirarsi fuori tanta forza, ma vedo in lei tutte le ansie che ho anche io, più chissà quali altre che non mi dice. Se rispondo al telefono, dall'altra parte mi dicono che ho la sua stessa identica voce, e me ne compiaccio come fosse un merito. Vediamo le serie tv insieme, leggiamo gli stessi libri. 
La amo di un amore incalcolabile e di difficile comprensione, al di fuori com'è di ogni motivazione romantica e di sangue. Non la amo in maniera incondizionata, per il fatto che è mia madre e così deve essere e i figli sono i figli e le mamme sono le mamme e la natura ci dice come comportarci - quante stronzate - la amo solo perché se l'è grandemente meritato.


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martedì 5 luglio 2016

Libri brutti.


Ho appena finito di leggere quello che ritengo un Libro Brutto. Ebbene, i Libri Brutti sono davvero importanti se vi piace scrivere, un po' meno se vi limitate a leggere, ma credo che anche in questo caso siano capaci di fornirvi un utile servizio.
In un Libro Brutto possono essere condensati molte scritture che odiate, molti trucchetti che sgamate subito, oppure anche un solo trucchetto, un solo luogo comune che senza vergogna si ripete per centinaia di pagine, una sola attitudine che vi fa girare gli occhi all'indietro e parlare aramaico alla rovescia. L'ambientazione vi sembra pretestuosa, nessuno dei sentimenti descritti l'avreste mai descritto così e, se non avete mai scritto, nessuno dei sentimenti descritti vi si mostra come in un'epifania: non piangete mai, non sorridete mai, non pensate questo è quello che ho sempre provato ma solo questo tizio l'ha saputo mettere per iscritto. Io ho pianto leggendo quello che DFW scriveva della timidezza che è una cazzo di malattia, la mia malattia, e mai ne avevo letto con tanta chiarezza e violenza. Così dovrebbe succedere, invece niente. Tutto il tempo a prendere le distanze da questo Libro Brutto.
Però continuate, andate avanti perché siamo nati per soffrire e comunque la storia va giù liscia. Tra l'altro se n'è parlato tanto - nell'ecosistema twitter, solo qualche mese fa,  tutti gli organismi viventi non facevano che citare e fare foto alla copertina proprio di quel libro lì - così arrivate alla fine, come ho fatto io proprio cinque minuti fa, e scomodate gli antichi dei pagani spergiurando che non scriverete mai una cosa del genere e abbandonerete alla pagina tre il prossimo Libro Brutto perché la lettura è sacrosanta e non la potete intossicare. 
Però è il caso che vi calmiate come ho appena fatto io, perché - surprise surprise - siete diventati lettori appena un po' migliori, scrittori di diari segreti appena più capaci di cinque minuti fa.
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giovedì 30 giugno 2016

Tag.


Avevamo una lunghissima Lancia beige che mio padre teneva in garage quando ancora abitavamo nella torbida provincia napoletana. Sulla strada di casa doveva sterzare e percorrere una discesa scura per infilarsi sottoterra e, nello spazio di questa manovra, le chiavi appese nell'accensione facevano sempre lo stesso rumore, sempre la stessa sospensione dei tintinnii immediatamente precedenti, poi due secondi di silenzio e un'oscillazione più lenta ma costante, che si interrompeva solo quando papà parcheggiava e spegneva il motore.
In ogni viaggio di ritorno mi addormentavo sul sedile posteriore e quel cambiamento di ritmo mi svegliava puntuale per fornirmi le coordinate del momento: la strada è finita, siamo arrivati a casa, tutto procede come previsto, all quiet on the western front.
Anche adesso mi pare che suoni e rumori - persino alcune composizioni più articolate - agiscano alla stessa maniera delle chiavi della Lancia: il punto non è se mi emozionino, mi spaventino o mi ricordino qualcosa, quanto che mettano in ordine il paesaggio e gli attribuiscano un significato, come fanno i tag. 
Quando premi il pulsante della macchina del caffè io mi sveglio e inizia il giorno, quando parte Doomed to live alla fine di ogni puntata di Gomorra, qualcosa sta per succedere, forse qualcuno morirà: ma non è la cosa che più mi importa, come non è importante il fatto che apra gli occhi. Ciò che conta è la ripetizione, l'intimità dei punti cardinali.
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